venerdì, Aprile 16, 2021

Camorra, sequestro beni da 10 milioni di euro a un affiliato del clan Di Lauro: IL NOME

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Camorra, sequestro beni da 10 milioni di euro a un affiliato del clan Di Lauro: IL NOME
Francesco Monacohttps://www.2anews.it
Francesco Monaco, giornalista. Esperienza dalla carta stampata a internet, radio e tv. Scrittore, il suo primo romanzo: 'Baciami prima di andare'.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, prima della faida tra il clan Di Lauro e gli Scissionisti, all’uomo venivano affidate ingenti somme di denaro di provenienza illecita.

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Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha sequestrato, tra la Campania e l’Abruzzo, un ingente patrimonio del valore di oltre 10 milioni di euro, riconducibile a Gaetano Britti, 75 anni, affiliato di spicco del clan Di Lauro.

Il provvedimento, che ha riguardato beni immobili tra i Comuni di Napoli, Melito di Napoli e Castel di Sangro (L’Aquila), è stato disposto dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, ed è stato eseguito dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli. In particolare, gli specialisti del Gico hanno sequestrato fabbricati e terreni dopo aver ricostruito come le risorse accumulate nel tempo dalla famiglia erano state favorite dal rapporto di parentela fra Britti e il cognato Rosario Pariante, protagonista del cosiddetto “Cartello Scissionista” nel periodo di erosione della struttura organizzativa del clan Di Lauro.

Prima del conflitto armato tra i Di Lauro e gli Scissionisti, a Gaetano Britti, grazie al rapporto di “rispetto” con il cognato, venivano affidate ingenti somme di denaro di provenienza illecita (soprattutto frutto di traffico di droga ed estorsioni) che, attraverso una propria struttura organizzata, “reinvestiva” in operazioni di usura, riciclaggio e reimpiego nell’economia legale. Le capacità manageriali di Britti nella gestione del vasto giro di usura sono state presto riconosciute, oltre che dal cognato Rosario Pariante anche dagli altri vertici del clan che gli avevano affidato le proprie risorse illecite per farle fruttare.

Le indagini di natura patrimoniale si sono basate sui risultati investigativi acquisiti dalle Fiamme Gialle: l’appartenenza del Britti al sodalizio criminale, le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia e infine la totale inconsistenza economica dei componenti del suo nucleo familiare, del tutto sprovvisto di fonti lecite di guadagno in grado di giustificare il valore economico del patrimonio.

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