martedì, Aprile 16, 2024

Cabaret The Musical al Diana tra amore e Shoah

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Giuseppe Giorgio
Giuseppe Giorgio
Caporedattore, giornalista professionista, cura la pagina degli spettacoli e di enogastronomia

Al teatro Diana in scena “Cabaret” di Christopher Isherwood un musical diviso tra le note, la politica e la satira sociale.

Ricordando quel “Kabarett” berlinese sorto nel periodo a cavallo tra la Repubblica di Weimar e l’avvento del nazismo, al teatro Diana è arrivato l’altro famoso “Cabaret” quello senza “K” e con una sola “T” diventato famoso anche grazie al romanzo del 1939 “Goodbye to Berlin” ( Addio a Berlino) di Christopher Isherwood.

Così, pensando all’ambigua sensualità dell’ “Angelo Azzurro”, Marlene Dietrich, al teatro dello straniamento di Bertolt Brecht e alle partiture di Kurt Weill, con due protagonisti come Arturo Brachetti e Diana Del Bufalo, a giungere nello spazio di via Luca Giordano è stato un musical diviso tra le note, la politica e la satira sociale.

Tratto dall’originario testo del famoso autore inglese e sulla scia di una colonna sonora forte di brani celebri come “Willkommen” e “Cabaret”, il lavoro estende il suo raggio d’azione fino ad inoltrarsi tra i temi dell’amore e della libertà sullo sfondo della pagina più triste e buia per tutta l’umanità.

Ambientato nella Berlino degli anni Trenta durante l’ascesa del nazismo, dopo la prima riduzione teatrale del 1951 intitolata “I Am a Camera” e la versione cinematografica del 1955, fino a giungere al grande successo dell’omonimo e pluripremiato film del 1972 con Liza Minnelli diretto da Bob Fosse, il musical anche nell’edizione vista al Diana firmata da Arturo Brachetti e Luciano Cannito, segue la storia di Sally Bowles (Diana Del Bufalo), primadonna del “Kit Kat Klub” e del suo coinvolgimento con Cliff Bradshaw, un giovane scrittore americano (alter ego di Chris­topher Isherwood) ben interpretato da Cristian Catto, in visita a Berlino.

E sono proprio le esperienze dell’americano insieme al molto brechtiano personaggio dell’Emcee (il maestro delle cerimonie del Kit Kat Klub) impersonato alla sua esaltante maniera dallo stesso Brachetti, a fare rivivere quei terribili anni infondendo in essi una miscela fatta di magia, sensualità, assenza di preconcetti e di divertimento sfrenato. La stessa che, tuttavia, di lì a poco nulla potrà contro l’immane tragedia delle leggi razziali.

Presentato da Fabrizio Di Fiore Entertainment con la compagnia Roma City Musical, con le scene di Rinaldo Rinaldi, i costumi di Maria Filippi e la direzione delle musiche dal vivo di Giovanni Maria Lori, “Cabaret The Musical” (in cartellone fino al prossimo 25 febbraio) forte delle liriche di Fred Ebb e della musica di John Kander, con le sue  abbondanti due ore e mezza, ha trasferito in scena le immagini del Reich tedesco fino al suo inesorabile tramonto con l’arrivo di Adolf Hitler.

Ed è stato con queste premesse che il lavoro ancora una volta ha rappresentato in palcoscenico la più grande catastrofe del genere umano, riuscendo persino con pungente ironia, travolgenti coreografie e qualche pizzico di trasformismo firmato Brachetti, a far cogliere al pubblico i presagi di una storia purtroppo ancora dietro l’angolo.

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