lunedì, Maggio 20, 2024

Banco di Napoli, possibile cessione a svedesi preoccupa i sindacati

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Luigi Maria Mormone
Luigi Maria Mormonehttps://www.2anews.it
Luigi Maria Mormone, cura la pagina di cronaca su Napoli e provincia, attualità e sport (pallanuoto, basket, volley, calcio femminile ecc.), laureato in Filologia Moderna, giornalista.

Banco di Napoli: le trattative per la cessione a una società svedese di crediti in sofferenza del gruppo Intesa Sanpaolo preoccupano dipendenti e sindacati.

Sono all’orizzonte novità importanti per Intesa Sanpaolo e quindi anche per il Banco di Napoli. Secondo quanto riporta “Il Mattino”, si profila infatti una cessione di sofferenze dal primo gruppo bancario italiano a quello scandinavo Lindorff-Intrum Justitia, per la creazione di una piattaforma comune di gestione dei crediti deteriorati, con annessa cessione di portafoglio di circa 10 miliardi di euro di crediti non performing. L’operazione non dovrebbe avere ripercussioni occupazionali, come confermato anche dai vertici di Intesa Sanpaolo con una nota. Dipendenti e sindacati del settore bancario sono però preoccupati per il futuro della direzione Recupero crediti, di cui la metà dei 550 dipendenti opera a sud del Liri Garigliano, nelle sedi di Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.Banco di Napoli, possibile cessione a svedesi preoccupa i sindacati Le trattative con gli svedesi sono molto avanzate e qualcosa in più si capirà il prossimo 6 febbraio, quando il consigliere Carlo Messina presenterà il nuovo piano industriale. La decisione di cedere all’esterno la gestione e la valorizzazione di una cifra molto alta rafforza i dubbi sulla presenza dell’istituto nel Mezzogiorno, con tutti i sindacati del settore che hanno chiesto a Intesa Sanpaolo di mantenere la direzione Recupero crediti in house. Anche perché al Sud si occupano del recupero crediti nelle diverse strutture cento addetti tra Napoli, Caserta e Salerno; 38 a Bari, centro tra Potenza, 22 a Cosenza e 10 a Palermo. Spiega un dirigente di stanza al Sud: “Sarebbe un nuovo colpo per l’economia del Sud. Se al posto di Intesa arrivassero degli stranieri, questi non solo non hanno alcuna conoscenza del tessuto economico e sociale dell’area che abbiamo noi, ma avrebbero uno sguardo soltanto finanziario dell’operatività. Noi invece ci siamo sempre mossi per accompagnare le aziende a uscire dalla crisi”.

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