venerdì, Maggio 24, 2024

Approda in libreria e sulle piattaforme web l’ultimo saggio di Nico Pirozzi: “Ascarelli. Una storia italiana”

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In libreria e su tutte quante le piattaforme web arriva l’ultimo saggio di Nico Pirozzi: “Ascarelli. Una storia italiana” (Edizioni dell’Ippogrifo, pp. 224, € 20).

Perché un libro sugli Ascarelli?

La più ovvia delle risposte – afferma l’autore – potrebbe risiedere nella concomitanza con il genetliaco di Giorgio (era nato il 28 maggio 1894) o, anche, per la singolare coincidenza con un altro anniversario: quello della conquista del terzo scudetto da parte del club calcistico (l’A. C. Napoli) che proprio Giorgio fondò nell’agosto 1926. Nulla di tutto ciò.

Asserire che il cognome Ascarelli ha rappresentato quasi un secolo della storia di Napoli, di cui la metà vissuta da protagonista in tutti i campi del vivere sociale, non è una banalità né, tantomeno, un’esagerazione. Nei circa cinque decenni posti a confine tra l’Ottocento e il Novecento, il cognome Ascarelli si è indissolubilmente coniugato con tantissimi vocaboli: lavoro, sport, cultura, religione, politica, arte, genialità e, soprattutto, mecenatismo.

Circoscriverne il ricordo a un solo evento – la fondazione dell’Associazione Calcio Napoli, di cui a breve ricorrerà il centenario – quello sì è un limite. Un’insulsaggine. Sarebbe come confinare la magnificenza di un’opera d’arte alla bellezza della sala che la ospita.

Approda in libreria e sulle piattaforme web l’ultimo saggio di Nico Pirozzi: “Ascarelli. Una storia italiana”

«Non me ne abbia il popolo dei tifosi – aggiunge Pirozzi – ma la nascita del primo vero club azzurro è solo una, e manco la più importante, tra le iniziative poste in essere dal ramo partenopeo degli Ascarelli (racchiudendo in questo solo cognome anche quello dei Del Monte e dei Foà), la cui storia resta principalmente legata alla stagione del cosiddetto rinascimento napoletano, quando il fiorire di “sane” attività industriali e commerciali, che segnarono una ripresa dell’occupazione, lasciava intravedere per la Campania la possibilità di riscattarsi da quella condizione di subalternità economica nella quale era sprofondata ancor prima dell’Unità d’Italia».

Comprendere i motivi, per i quali nel breve volgere di pochi decenni l’oblio ha avvolto e travolto la storia di questa famiglia di imprenditori di religione ebraica, la cui visione del mondo e delle cose superava di gran lunga i confini del tempo nel quale sono vissuti, è solo uno dei tanti misteri che continuano a fare da sfondo a una Napoli dalle troppe e spesso ingiustificate contraddizioni, e dagli altrettanto ingenerosi stereotipi e pregiudizi

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