venerdì, Agosto 12, 2022

“Alle radici del male”, film della memoria e progetto con le scuole italiane

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Renato Aiello
Renato Aiello
Giornalista. Ha partecipato negli ultimi anni a giurie di festival cinematografici (come il SocialWorld Film Festival di Vico Equense), concorsi fotografici e mostre collettive. Recensioni film, serie TV, teatro, eventi, attualità.

In corsa per un posto ai David come miglior documentario 2017 e in onda su Rai Storia, “Alle radici del male” di Cesare Israel Moscati chiude al momento la trilogia del dolore, un trittico di documentari dedicati alla Shoah, ai suoi sopravvissuti e ai figli di deportati e internati, ma a marzo premierà i giovani studenti di numerose scuole italiane col progetto nato al Teatro Brancaccio di Roma l’anno scorso.

I documentari di Israel Moscati sulla Shoah e la MemoriaAlle radici del male sarà proiettato giovedì 25 gennaio presso l’Auditorium della Società Umanitaria di Milano e alla Terza Università con l’Associazione Nestore, e domenica 28 gennaio al MAXXI di Roma. Il film, in corsa nella shortlist dei documentari papabili per la cinquina delle candidature al David di Donatello, può essere votato fino al 12 febbraio. La pellicola racconta storie di donne e di uomini che hanno subito il male più atroce, assoluto. Racconti tramandati da figli e nipoti, vittime anch’essi del dolore che traspare dal film, presentato il 7 giugno 2017 nel Sacrario delle Fosse Ardeatine di Roma, prima volta in assoluto. Sorprendentemente, ma forse no, si è di fronte ad un dolore altrettanto assoluto, provocato dalle colpe infami dei padri e dei nonni, carnefici nazisti e complici. Si tratta del viaggio in alcuni dei luoghi in cui il male è avvenuto, luoghi simbolo della dolorosa memoria del Novecento: dal campo di sterminio di Auschwitz, al campo di concentramento di Plazow, alla pace del bosco di Niepolomice, in Polonia, tutti silenti testimoni del massacro di più di 70 anni fa. Senza dimenticare il Binario 21 di Milano, da cui partiva il treno dei deportati e le Fosse Ardeatine nella Capitale, simbolo della Resistenza al nazi-fascismo. Nel film, ognuno di questi luoghi fa da scenario ad un evento straordinario: qui i figli e i nipoti della Shoah si incontrano, per la prima volta davanti alla macchina da presa, con i discendenti dei nazisti, per parlarsi, raccontarsi le reciproche storie di dolore. Un viaggio nel profondo dell’animo umano, alla ricerca delle radici del male. Con un messaggio finale di speranza per il futuro, nella consapevolezza che, perché il passato non si ripeta, la Storia, così come le tante e diverse storie dei protagonisti di questo film, debba essere compresa, oltre che ricordata.

«L’idea di dar vita a questo nuovo progetto – spiegò a suo tempo Moscati – è nata dopo la conclusione dei miei due documentari precedenti, I figli della Shoah e ‘Suona ancora. Questo mio nuovo documentario mescola il male con il bene, aprendo la mente a nuovi quesiti, a nuovi dubbi, attraverso una storia ricca di immagini, incontri, viaggi e testimonianze. Affrontare questo viaggio è stato come salire un monte, è stato come andare alla ricerca della radice del male. Con questo documentario ho affrontato tutti i fantasmi che hanno sempre ostacolato la mia vita esistenziale, sono riuscito a combatterli e superarli a viso aperto, uscendo da una proiezione progettuale di morte».

Il film lanciò l’anno scorso al Teatro Brancaccio di Roma, ospite di una proiezione speciale, il progetto memoria per le scuole del Lazio “Il nostro passato appartiene al vostro futuro”, a cura diClipper Media e in collaborazione con RAI Cinema, esteso poi 20 istituti in tutta italia e a un bacino di 20mila studenti. L’iniziativa culminerà il 26 marzo 2018, in una sede ancora da definire, con la premiazione dei ragazzi ispirati dalla visione dell’opera documentaria, autori di lavori artistici suddivisi in quattro categorie: poesia, prosa, disegno e video. Un premio patrocinato dall’Unione delle comunità ebraiche italiane e da quella di Roma, nonché dal Miur.

«La finalità dell’operazione – dichiararono gli organizzatori al Brancaccio un anno fa- è trasformare il dolore in un progetto di vita, tentando di sensibilizzare sempre più le nuove generazioni sul tema dell’Olocausto e sulla sofferenza che ha portato agli uomini. Sono promossi in questa cornice i valori della solidarietà umana, della cooperazione tra i popoli e del rispetto delle diversità etniche, culturali e religiose. Il progetto – spiegarono in chiusura della manifestazione – si propone, inoltre, di aprire ad un percorso di riflessione duraturo all’interno del mondo scolastico e di essere stimolo per future attività di sensibilizzazione rivolte agli studenti. L’iniziativa, in parallelo, si rivolge anche agli insegnanti affinché i medesimi possano acquisire informazioni utili a replicare l’iniziativa in altre scuole».

 

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