Sicilia, voti in cambio di posti di lavoro. Salvino Caputo ai domiciliari

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Voto di scambio in Sicilia, ai domiciliari l’ex deputato Salvino Caputo

Salvino Caputo: l’ex consigliere regionale della Sicilia agli arresti domiciliari per voto di scambio (arrestato anche il fratello Mario).

L’ex parlamentare regionale della Sicilia e sindaco di Monreale, avvocato penalista nonché commissario straordinario per i comuni della provincia di Palermo per il movimento Noi con Salvini durante le Amministrative della scorsa primavera, Salvino Caputo, è stato arrestato dai Carabinieri con l’accusa di voto di scambio. Insieme a Caputo, che si trova agli arresti domiciliari, sono state fermate altre due persone: il fratello, Mario Caputo (anche lui avvocato e candidato non eletto alle recenti Politiche, sempre con la Lega), e Benito Vercio, ritenuto “procacciatore di voti”. Indagato anche Alessandro Pagano, il coordinatore della Lega in Sicilia occidentale neoeletto in Parlamento: chiesta alla Camera l’autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni. Coinvolti in 20 nell’inchiesta, tra cui anche l’altro coordinatore leghista in Sicilia, Angelo Attaguile. Una vera e propria bufera sulla Lega, che ha spinto Matteo Salvini, proprio nel giorno in cui prendono il via le consultazioni per il nuovo governo, a convocare i due leader siciliani.

“Voti in cambio di promesse di posti di lavoro o altre utilità”

Nel corso dell’inchiesta, la Procura diretta da Ambrogio Cartosio ha accertato “dodici episodi di compravendita di voti in cambio di promesse di posti di lavoro o altre utilità“. L’indagine si riferisce alle recenti elezioni regionali, in cui era candidato Mario Caputo detto Salvino, un chiaro riferimento al fratello più celebre.Tragedia a Terzigno. Donna uccisa mentre accompagna i figli a scuola Nel 2013, Salvino Caputo era stato costretto a lasciare l’Assemblea regionale siciliana, dopo che nei suoi confronti era divenuta definitiva una condanna ad un anno e cinque mesi per tentato abuso d’ufficio. L’ex deputato regionale cercò di far annullare alcune multe quando era sindaco di Monreale (sanzioni che avevano raggiunto l’allora arcivescovo Salvatore Cassisa e alcuni assessori). L’inchiesta condotta dalla sostituta procuratrice Anna Domenica Gallucci contesta ai fratelli Caputo non solo la compravendita di voti ma anche l’ipotesi di reato di attentato ai diritti politici dei cittadini. Il procuratore Cartosio parla di “stratagemma utilizzato per ingannare gli elettori”: nei manifesti elettorali si faceva cenno solo al cognome Caputo, senza indicazione del nome. E nella lista, il riferimento a “detto Salvino”.