Racket alla pizzeria Di Matteo, i 4 fermati del clan Sibillo in silenzio davanti al gip

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Racket alla pizzeria Di Matteo, scena muta dei 4 fermati del clan Sibillo

Da almeno due anni gli estorsori del clan Sibillo, tra cui il padre del baby boss ucciso Emanuele, chiedevano il “pizzo” ai titolari della pizzeria Di Matteo nel centro storico di Napoli: per tutti loro è stato confermato il fermo.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Egle Pilla, ha convalidato il fermo disposto dalla Dda di Napoli per i quattro estorsori del clan Sibillo che per almeno due anni hanno chiesto il ‘pizzo’ ai titolari della pizzeria Di Matteo, nel centro storico di Napoli.

I quattro non hanno risposto alle domande del giudice, avvalendosi della facolta’ di non rispondere, e dopo una breve camera di consiglio il magistrato ha lasciato in carcere Vincenzo Sibillo, padre del baby boss Emanuele (morto a 19 anni in un agguato a luglio del 2015) e Pasquale, insieme a Giovanni Ingenito, Giovanni Matteo e Giosue’ Napolitano, quest’ultimo padre di Antonio Napoletano (il diverso cognome e’ dettato da un errore all’anagrafe al momento della trascrizione, ndr.) soprannominato ‘nannone’, killer gia’ a 17 anni e in carcere per una condanna a 18 anni di reclusione per l’omicidio di Luigi Galletta, il meccanico incensurato ucciso il 31 luglio del 2015 in via Carbonara per una vendetta trasversale. Per questo omicidio, sabato mattina e’ stato arrestato anche Ciro Contini.

Gli estorsori identificati anche grazie alle dichiarazioni delle vittime

I quattro estorsori sono stati identificati anche grazie alle dichiarazioni dei titolari dello storico locale in via dei Tribunali, che i primi di marzo e’ stato oggetto di un attentato a colpi di pistola, ma soprattutto dalle intercettazioni. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri i quattro hanno pretesto, ottenendoli, pagamenti di 100 euro a settimana e tre rate da 2.500 euro a Pasqua e Ferragosto e 5.000 a Natale. L’ultimo tentativo di estorsione e’ avvenuto il 5 marzo. Poi la denuncia dei titolari ai militari dell’Arma.