Pronto soccorso, emergenza medici: ne mancano 1000 in Italia

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Pronto soccorso, emergenza medici: ne mancano 1000 in Italia

Pronto soccorso: per Pugliese (presidente Simeu) “la qualità delle cure è in pericolo”.

Momento davvero difficile quello vissuto dai pronto soccorso di tutt’Italia, dove mancano oltre mille medici (di cui ben 130 in Campania). I medici assunti a tempo indeterminato nei Pronto soccorso, infatti, sono solo 5.800, mentre le piante organiche ne prevedono oltre 8.300.

Anche considerando i 1.500 precari, dunque, mancano all’appello più di mille medici. Lo studio è stato condotto su un campione basato su circa 110 strutture di emergenza che rappresentano 6 milioni di accessi, circa un terzo del totale nazionale.

Così, a causa delle carenze di personale in organico, i professionisti rimasti in servizio effettuano quattro milioni e mezzo di visite in più rispetto agli standard nazionali. Senza dunque riuscire a dare la giusta attenzione a ciascun paziente: dagli inizi degli anni 2000 i minuti a disposizione si sono infatti dimezzati. L’allarme è stato lanciato da Francesco Rocco Pugliese, presidente della Società italiana della medicina di emergenza urgenza (Simeu), il quale ha presentato il rapporto a Bologna durante l’Accademia dei direttori 2018:Pronto soccorso, emergenza medici: ne mancano 1000 in ItaliaLa qualità delle cure è in pericolo. Servirebbero circa 8.400-8.500 medici -sottolinea Pugliese-. Nel 2001 un medico di pronto soccorso poteva dedicare 26 minuti ad ogni paziente durante il suo turno di lavoro, nel 2016 siamo scesi a 14 minuti e nel 2018 andiamo verso gli 11-12 minuti, un arco di tempo in cui non si prende neanche un caffè”.

E l’aumento dei posti in specialità, “pur restando un buon segnale di attenzione da parte del Governo e delle Regioni -aggiunge il presidente Simeu- non è ancora una risposta sufficiente al bisogno di salute dei cittadini. La grave carenza dei medici nei pronto soccorso è un’emergenza già oggi, mentre i nuovi posti in specialità offerti ora ricadranno sull’attività degli ospedali soltanto fra cinque anni”.