Accoltellato da una baby gang, Arturo torna a parlare: “Non sono un eroe”

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Napoli, baby gang: arrestato il terzo aggressore di Arturo

Arturo, circondato dall’affetto dei suoi compagni di classe e dei genitori, parla dei momenti che stavano per spegnere la sua giovane vita.

Non vuole essere un eroe, così come non si sarebbe mai voluto trovare lì. E’ tornato a parlare Arturo, il 17enne trovatosi al posto sbagliato nel momento sbagliato. Ovvero lì dove, solo pochi giorni fa, si sarebbe potuto trovare chiunque. Vittima della furia omicida senza logica o spiegazione di 4 suoi coetanei. Ragazzi arrivati dalla parte sbagliata della vita, che hanno rischiato di spegnere per sempre i sogni di un adolescente come loro. O quasi.

Perché Arturo in quei sogni ci crede ancora. Lo si vede dal sorriso che non gli è stato cancellato. Neanche adesso che si trova in ospedale, con la madre che gli tiene sempre stretta la mano. Mentre il padre ha passato al suo fianco la scorsa notte. Poi ci sono i suoi compagni di classe, che sono andati a trovarlo, per fargli sentire la vicinanza di chi, come lui, non vuole mollare. Non vuole arrendersi.

E attraverso le pagine de Il Mattino, Arturo è tornato a parlare. E’ stanco, prova dolore. “Ho chiesto ai medici di darmi qualcosa di forte, ma molto forte, perché non ce la faccio più a stare sveglio. Ho dolori ovunque, ma per fortuna sono vivo”. Trova la lucidità per preoccuparsi persino del reiterarsi di tali episodi. “E’ vero che hanno accoltellato un altro ragazzo?”. No, non è vero. Glielo diranno. Si tranquillizzerà. Felice e sorpreso del tanto affetto intorno a lui. “E’ venuta a trovarmi tutta la classe. Alcuni compagni sono sempre stati qui con me. Mi ha fatto piacere”. E’ umile come sempre, nonostante le attenzioni a livello nazionale su di lui. “Ma quale eroe… Spero solo di dormire stanotte”.