Tre turisti casertani bloccati all’estero per il conflitto Iran-Israele: voli cancellati, notte in bunker ad Abu Dhabi e 4mila euro di spese extra. “Nessun supporto dalla Farnesina”.
Una vacanza da sogno trasformata in un incubo lungo quasi due settimane. È quanto hanno vissuto tre turisti casertani — Tommaso Grandinetti, Gaetano Caprio e Cesare Panaro — rimasti bloccati in Asia a causa dello scoppio del conflitto tra Usa, Israele e Iran, che il 28 febbraio ha mandato in tilt il sistema internazionale dei voli. I tre sono tornati in Italia soltanto tra l’11 e il 13 marzo, dopo giorni di forte preoccupazione, spese impreviste e, denunciano, senza alcun supporto da parte delle istituzioni italiane all’estero.
La vacanza e il caos dei voli
Grandinetti, Caprio e Panaro erano partiti il 18 febbraio per una vacanza in Thailandia, su un’isola raggiungibile con cinque ore di navigazione da Phuket. Il rientro era previsto per il 6 marzo con un volo Etihad da Phuket ad Abu Dhabi e poi su Roma. Il conflitto scoppiato il 28 febbraio ha però sconvolto ogni piano: il volo è stato prima cancellato e riprogrammato per l’8 marzo, poi annullato di nuovo. Solo il mattino del 10, con l’aeroporto di Phuket strapieno di turisti ansiosi, i tre sono stati inseriti in una lista d’attesa e dopo quattro o cinque ore hanno potuto imbarcarsi per Abu Dhabi.
La notte tra gli allarmi droni
Lo scalo negli Emirati si è trasformato in un’altra prova dei nervi. “Abbiamo passato la notte in albergo con almeno tre o quattro allarmi sui cellulari per l’arrivo di droni”, racconta Panaro. La mattina dell’11 marzo l’aeroporto di Abu Dhabi era quasi deserto, con appena trecento o quattrocento persone rimaste. Anche lì i tre sono stati inseriti in una lista d’attesa, finché non è scattato un nuovo allarme droni: tutti i presenti sono stati evacuati in un bunker privo di finestre al centro dello scalo. Dopo diverse ore, e dopo che alcuni droni sono stati abbattuti, l’allarme è rientrato.
Panaro resta a terra, odissea infinita
A prendere il volo per Roma sono riusciti solo Grandinetti e Caprio. Panaro è rimasto a terra per mancanza di posti. “Ero nervoso e sotto stress”, ricorda. Il volo successivo per Roma era previsto due giorni dopo, il 13, senza alcuna certezza che fosse operativo. Un’operatrice al banco del check-in gli ha proposto un volo per Milano il 12, ma poi, vedendolo esausto, gli ha segnalato la disponibilità di un volo immediato per Madrid. Panaro non ci ha pensato due volte: otto ore e mezza di volo fino in Spagna, una notte dormita in aeroporto per mancanza di stanze libere, poi il 13 marzo la tratta per Roma e infine un bus fino a Napoli.
“Abbandonati dallo Stato”
Al di là dei quattromila euro di spese extra sostenuti dai tre casertani, ciò che brucia di più è la sensazione di essere stati lasciati soli. “Nessuno dalla Farnesina ci ha dato una mano”, denuncia Panaro, che pure era iscritto al portale Italiani nel Mondo. “Nei vari aeroporti in cui sono passato non c’era un banco informazioni, né un dipendente di Ambasciata o Consolato che si facesse vivo, specialmente per i tanti ragazzi rimasti bloccati e impauriti”. Una testimonianza che si aggiunge al coro di italiani all’estero che in questi giorni hanno lamentato l’assenza dello Stato nei momenti di maggiore difficoltà.
