domenica, Gennaio 18, 2026

StopAI, PauseAI e ControlAI: cresce il fronte contro lo sviluppo incontrollato dell’intelligenza artificiale

Negli Stati Uniti si moltiplicano i movimenti che chiedono di fermare o rallentare la corsa all’intelligenza artificiale. Tra disobbedienza civile, scioperi della fame e allarmi scientifici, il dibattito entra sempre più nel terreno politico ed economico.

Si chiamano StopAI, PauseAI e ControlAI e rappresentano il volto più visibile di una nuova ondata di attivismo contro l’attuale sviluppo dell’intelligenza artificiale. I gruppi, attivi soprattutto negli Stati Uniti, contestano la velocità con cui le grandi aziende tecnologiche stanno spingendo sull’IA avanzata, senza – a loro dire – adeguate garanzie sociali, ambientali ed etiche.

Le preoccupazioni principali riguardano la perdita massiccia di posti di lavoro, l’aumento esponenziale del consumo energetico e il rischio di arrivare a sistemi di intelligenza artificiale fuori controllo.

Disobbedienza civile e proteste davanti ai colossi tech

Tra i movimenti, StopAI è quello più radicale. Il gruppo ha promosso azioni di disobbedienza civile non violenta, organizzando proteste simboliche davanti alle sedi di aziende considerate centrali nella corsa all’IA, come OpenAI, Anthropic e Google DeepMind.

A settembre hanno fatto il giro dei media le immagini degli scioperi della fame messi in atto da alcuni attivisti davanti agli uffici dei colossi tecnologici.
«La corsa delle aziende ci sta rapidamente conducendo verso un punto di non ritorno», ha dichiarato Guido Reichstadter, co-fondatore di StopAI.

“Vietare la superintelligenza per evitare rischi globali”

Sul proprio sito ufficiale, StopAI definisce chiaramente il proprio obiettivo:

«Siamo attivisti non violenti che lavorano per vietare permanentemente lo sviluppo della superintelligenza artificiale, per prevenire l’estinzione umana, la perdita di posti di lavoro di massa e molti altri problemi».

Una posizione estrema, che però intercetta timori sempre più diffusi anche fuori dai circuiti militanti.

L’allarme degli scienziati: il caso Geoffrey Hinton

A rafforzare le preoccupazioni degli attivisti contribuiscono anche le prese di posizione di alcuni scienziati. Tra questi Geoffrey Hinton, premio Nobel e uno dei padri dell’intelligenza artificiale moderna, che ha parlato apertamente del rischio di una “incontrollabilità” dei sistemi più avanzati.

Pur riconoscendo le enormi potenzialità dell’IA – dalla previsione delle malattie al supporto alla ricerca scientifica – Hinton e altri esperti invitano a una riflessione profonda sui limiti e sulla governance di queste tecnologie.

Data center nel mirino: energia e territori sotto pressione

Il dissenso contro l’IA non riguarda solo gli algoritmi, ma anche le infrastrutture fisiche che li rendono possibili. Negli Stati Uniti cresce infatti l’opposizione locale ai data center, accusati di incidere pesantemente sul consumo energetico e sull’uso del territorio.

Secondo uno studio del Data Center Watch, tra il 2023 e marzo 2025 sarebbero stati bloccati o ritardati progetti per un valore complessivo di 64 miliardi di dollari, a causa delle proteste e dei contenziosi.

Un tema destinato a entrare nell’agenda politica

Il fronte critico verso l’intelligenza artificiale appare destinato a crescere e, con ogni probabilità, a essere cavalcato anche dalla politica, soprattutto in vista delle prossime tornate elettorali negli Stati Uniti. Il confronto tra innovazione, lavoro, ambiente e sicurezza tecnologica si prepara così a diventare uno dei grandi temi del dibattito pubblico globale.

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