La Regione Campania riconosce i “caregiver”

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Il Consiglio regionale della Campania ha approvato all’unanimità, con 28 voti favorevoli, la proposta di legge “Norme per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare”.

La legge introduce il riconoscimento e la valorizzazione della figura dei caregiver familiari, ovvero familiari che assistono persone, spesso anziani e disabili, affette da gravi patologie.

di Maria Sordino – In Campania ci sono oltre tre milioni di persone che affrontano la malattia di un proprio caro, spesso riportando una pesante battuta di arresto della propria vita lavorativa ed economica, oltre allo stress psico fisico che tale situazione comporta: sono i caregiver, che la nuova legge, approvata ieri, tende a riconoscere quale componente informale della rete di assistenza alla persona, oltre che risorsa del sistema integrato dei servizi sociali, socio sanitari e sanitari, insieme alle modalità di riconoscimento delle competenze maturate e relativi crediti formativi.

Al momento, il risultato ottenuto rappresenta solo un punto di partenza, perché non è prevista alcuna copertura finanziaria che sostanzi la normativa.

Quando prendersi cura di una persona diventa una malattia: la sindrome del caregiver.

Può succedere di doversi prendere cura di una madre anziana, di un suocero malato o persino di un figlio disabile che ha bisogno di assistenza costantemente. Farsi carico di qualcuno implica svolgere attività a cui spesso non si è preparati e a cui bisogna abituarsi. Stanchezza fisica, psicologica e mentale, disturbi del sonno possono allora caratterizzare una sindrome molto particolare, che può colpire coloro che, per motivi personali o familiari, si prendono cura di malati affetti da patologie gravi o terminali.

Da qui il nome “caregiver“, che in inglese significa “badante”.

Con il tempo questa responsabilità può sfociare in un vero e proprio disturbo poiché, secondo gli esperti, la sindrome si sviluppa man mano che il caregiver si assume compiti (alimentazione, medicazione, igiene ecc.) che implicano la dipendenza da un’altra persona, risultando in un onere psicologico e fisico.

Infatti, quando la dedizione supera certi limiti, creando una simbiosi tra chi assiste e chi soffre, lo stress e l’esaurimento fisico e psicologico possono diventare difficili da gestire. La responsabilità di assistere un paziente esige una dedizione esclusiva, sottraendo tempo da dedicare ad altre attività personali e sociali.

Il tempo per sé stessi si riduce al minimo, con un impatto negativo sulle relazioni personali, sociali e lavorative. Lo stato d’animo cambia, si diventa più suscettibili e irritabili. Lontano dall’aiutare, questo danneggia tanto il caregiver quanto la persona che ne dipende.

Ma come risolvere il problema?

Il segreto sta nell’individuare la comparsa di questa sindrome e prevenirla. Assumersi il compito di prendersi cura di un’altra persona implica prepararsi a questa evenienza. Bisogna acquisire le capacità per la sua assistenza medica oltre che organizzarsi e dividere i compiti con altre persone, per evitare un sovraccarico di doveri e, pertanto, l’ansia.

Un altro aspetto fondamentale, su cui fanno leva gli esperti, è che bisogna evitare in tutti i modi di annullare la propria vita sociale.

È importante per il caregiver continuare a godersi qualche ora di ozio e di tempo libero, per disconnettersi da questo arduo compito. Altrimenti, chi svolge questo ruolo così ammirevole, finirà per ammalarsi a sua volta.