L’Institut français Napoli, in collaborazione con i Ken APS ETS e Omovies International Film Festival, ha presentato la proiezione del documentario J’y suis, j’y reste (One of Us), diretto da Marine Place, vincitore del premio “Miglior Lungometraggio” alla 18a edizione di OMOVIES.
L’iniziativa ha registrato una significativa partecipazione di pubblico, confermando l’interesse verso opere cinematografiche capaci di coniugare qualità artistica e impegno civile.
Attraverso questo documentario, realizzato nel 2025, Marine Place traccia il ritratto del Centro LGBTQIA+ di Lille, che accoglie da diversi anni persone fuggite dal loro Paese a causa di persecuzioni omofobiche e transfobiche. Un team di attivisti volontari le aiuta a trovare le parole giuste e convincenti per ottenere il diritto d’asilo. Ciò che un tempo dovevano nascondere per sopravvivere, ora lo raccontano, lo vivono e lo condividono – gioie e dolori – in una solidarietà incrollabile.
Nel corso della 18a edizione di Omovies International Film Festival, con la direzione artistica di Carlo Cremona e svoltasi dall’8 al 13 dicembre 2025 a Napoli, One of Us si è distinto per la forza narrativa e l’impatto civile, ottenendo il riconoscimento come Miglior Lungometraggio.
Al termine della proiezione si è svolto un dialogo pubblico con la regista Marine Place, condotto da Carlo Cremona, Direttore Artistico di OMOVIES, con la collaborazione di Ciro Rainisi, Prof. di Lingue e Traduzione Francese (Unisob). Nel corso della serata ha avuto luogo anche la consegna ufficiale del premio, che è stato consegnato dalla Console Lise Moutoumalaya, la quale lo aveva ritirato in occasione del Gala della 18ª edizione di OMOVIES per conto della regista.
La motivazione del riconoscimento recita: “One Of Us merita il premio come Miglior Film perché restituisce con intensità il pathos delle persone LGBTQ+ molestate, perseguitate e violentate nei loro Paesi d’origine, che trovano accoglienza nelle case rifugio. Mostra il travaglio necessario per ottenere lo status di rifugiati nei Paesi sicuri. La narrazione è reale, toccante e inquietante, ma anche profondamente significativa, poiché richiama il lavoro quotidiano che a Napoli i Ken APS ETS svolge nella casa di accoglienza ‘Questa Casa non è un Albergo – Rainbow Center Napoli’.”
Ad arricchire e ampliare il confronto sono intervenuti Alessandra Del Giudice, coordinatrice del progetto “Questa Casa non è un Albergo – Rainbow Center Napoli”, casa di accoglienza LGBTQIA+ di Napoli gestita da i Ken APS ETS in partenariato con CORA Ente Filantropico, e l’Avv. Luigi Migliaccio, dello Studio Legale Migliaccio, che da anni collabora con la struttura offrendo supporto legale alle persone accolte nei percorsi di tutela dei diritti e di protezione internazionale.
L’esperienza della Casa si conferma così un presidio concreto sul territorio per la tutela, l’accompagnamento e l’inclusione di persone vittime di violenza e discriminazione.
