lunedì, Luglio 15, 2024

“Oltre Gomorra. I rifiuti d’Italia”. La mappa di un Paese avvelenato

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Questa mattina presso la sala della Federazione nazionale della stampa di Roma, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del volume “Oltre Gomorra. I rifiuti d’Italia”.

di Nico Pirozzi – Uno spettro s’aggira per l’Italia. È quello di Nunzio Perrella, l’ex camorrista ideatore del business dei rifiuti, che un quarto di secolo dopo aver svelato tutto ciò che c’era da sapere sul sistema di smaltimento illegale dei veleni, torna a far sentire la sua voce. Non per aggiungere nuovi nomi al lungo elenco che, tra il giugno del 1992 e l’aprile dell’anno successivo, aveva consegnato ai magistrati dell’Antimafia napoletana, ma per denunciare ciò che non si è fatto per evitare che un criminale business si trasformasse in un biocidio.OLTRE-Gommora-G Un biocidio di Stato. Il palcoscenico che l’ex collaboratore di giustizia ha scelto per una controffensiva che ha il sapore della rivincita nei confronti di quanti hanno reso praticamente inutile il suo “pentimento”, è una sala della Federazione nazionale della stampa di Roma, dove questa mattina si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del volume “Oltre Gomorra. I rifiuti d’Italia”. Non un libro qualunque, ma un vero e proprio atto d’accusa che Perrella ha confezionato assieme al giornalista Paolo Coltro, e che la casa editrice napoletana Cento Autori (la stessa che, sei anni fa, editò “il Casalese”, la monografia non autorizzata sull’ex sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino) ha portato in libreria.

La prima e forse più singolare notizia, che contraddice molti luoghi comuni, Perrella la svela quasi subito: «È solo quando al nord non c’è stato più posto per interrarli, che i rifiuti hanno imboccato la strada verso la Campania». Brescia, Padova, Vicenza, Bergamo, Rovigo, Ferrara, Venezia, Ravenna, Bologna, i luoghi di un misfatto sconosciuto, dove la gente non urla, né va in televisione a sfogare la sua rabbia, ma ci si ammala e si muore con le stesse identiche patologie registrate nella più famosa Terra dei fuochi. E man mano che la Lombardia, il Veneto, l’Emilia e la Romagna si riempivano di veleni, gli autocarri si spingevano sempre più giù. Roma, Latina, Perugia, Firenze, Arezzo, Napoli, Caserta, Bari, Foggia, Brindisi; cave, strade, autostrade: ogni luogo si è dimostrato utile pnicoer fagocitare e fare da sarcofago a milioni di tonnellate di rifiuti. E la storia è andata avanti per decenni, sotto lo sguardo complice delle istituzioni che degli smaltimenti legali, illegali e selvaggi sapevano tutto. Non solo perché Nunzio Perrella l’aveva descritto per filo e per segno, ma perché dall’affare rifiuti i più avevano qualcosa da guadagnare. Bloccarne le rotte non sarebbe stata cosa gradita a industriali e imprenditori senza scrupoli, che smaltivano a poco più di un decimo dei costi di mercato (quello legale, ovviamente), e nemmeno ai politici che ogni due camion di rifiuti incassavano un milione e mezzo delle vecchie lire.  Serve poco all’ex camorrista pentito e al giornalista Paolo Coltro spiegare perché s’è dovuto aspettare l’alba del nuovo millennio prima che l’esportazione, l’importazione, il trasporto e la gestione abusiva di «ingenti quantitativi di rifiuti» diventasse reato. nico2Peccato però che le trombe dell’apocalisse avessero già da tempo cominciato a intonare il requiem per vaste aree del Paese. Sono gli anni in cui sui pacchetti di sigarette compare la scritta “il fumo uccide”, “il fumo nuoce gravemente alla salute”… «Parole sacrosante – stigmatizza Paolo Coltro – che però non sono mai comparse agli incroci di Qualiano e Casapesenna, nelle campagne di Aversa o di Caivano». Difficile da dirsi e ancora più duro da digerire, ma – incalza il giornalista – «oggi come ieri, il fumo delle terre napoletane offusca la visuale sul resto d’Italia: le regioni meridionali per prime, ma anche il centro e il nord sono terre devastate. Ma si sente meno, si vede poco». Sì, tutto è coperto.

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