domenica, Aprile 11, 2021

Nunzia Schiano e la cucina cilentana di Tata Rosa

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Nunzia Schiano e la cucina cilentana di Tata Rosa
Giuseppe Giorgio
Caporedattore, giornalista professionista, cura la pagina degli spettacoli e di enogastronomia

Nunzia Schiano rivela le ricette della cunica cilentana di Tata Rosa nella serie Tv “Il Commissario Ricciardi”.

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Attrice di teatro apprezzata per le sue prove in palcoscenico, per uno strano caso del destino, Nunzia Schiano, continua a incrementare il suo successo con il cinema, le fiction e i film per la Tv.

Cresciuta a Portici e sposata con l’attore e regista Niko Mucci, con il quale ha avuto un figlio di nome Francesco, laureato in cinematografia, Nunzia ha raggiunto la grande popolarità grazie al personaggio della Signora Volpe “la mamma di Siani” in “Benvenuti al Sud”.

Riconfermata nello stesso ruolo nel sequel “Benvenuti al Nord”, ha successivamente conquistato ancora il pubblico con il film “La valigia sul letto” di Eduardo Tartaglia. Dopo aver affiancato in diverse pellicole l’attore e regista, Alessandro Siani, è stata diretta da Ivan Cotroneo, Matteo Garrone e Sergio Colabona, annoverando tra i suoi maestri personaggi come Renato Carpentieri e Giacomo Rizzo, così come registi del calibro di Geppy Gleijeses, Davide Iodice e Liliana Cavani.

Con queste premesse, tra una data e l’altra di “Così parlò Bellavista” con Gleijeses e del progetto “Femmine” realizzato con Myriam Lattanzio e Anna Mazza con la regia di Niko Mucci, l’eclettica Nunzia Schiano ha incontrato il regista D’Alatri fino ad offrire un corpo e un’anima alla Tata Rosa nella serie Tv “Il Commissario Ricciardi” tratta dai romanzi di Maurizio De Giovanni.

Diventando fin da subito uno dei personaggi più amati della fiction e vestendo i panni della seconda mamma del celebre Commissario, una donna proveniente dalla frazione di Fortino in provincia di Salerno, la nota interprete si è trovata presto immersa nella storia della cucina cilentana.

Nunzia Schiano e la cucina cilentana di Tata Rosa
Nunzia Schiano

«La passione per la buona cucina – ha spiegato Nunzia Schiano- per me è un fatto ereditario. Pertanto è stato un piacere durante la lavorazione della serie tv trovarmi alle prese con la famosa “Ciambotta”, il piatto tipico della dieta mediterranea di ortaggi e verdure che dona lunga vita e con la pasta cilentana, tra cui i “cavatelli”, anticamente prodotti utilizzando i ferretti degli ombrelli.

A insegnarmi la tecnica è stata la mia giovane compagna di scena proveniente da Atena Lucana, Veronica D’Elia impegnata nei panni della mia aiutante Nelide. Occorre avvolgere la pasta fresca intorno a questi ferri, a volte sostituiti dai rametti di salice, e poi sfilarla ottenendo una specie di fusillo. Ancora, parlando delle specialità cilentane portate a tavola dalla Tata Rosa Vaglio, bisogna ricordare anche la zuppa di legumi chiamata “cicci ammaretati” e la “pasta e fagioli”. Circa i dolci, ho appreso i segreti degli “Scauratielli cilentani”, dei dolcetti natalizi originari dell’antica Grecia, dalla forma delle lettere Alfa e Omega, che ricordano i nostri struffoli».

«Visto che per fare piacere al Commissario Ricciardi – ha continuato l’attrice Schiano – la Tata Rosa porta in tavola anche diversi sughi, mi sono pure appassionata al “ragù di castrato”. Pensando a Pasqua, infine, come non ricordare la “pastiera” e i “parmarieddi” con i relativi collegamenti al grano e al suo significato». Ed è proprio dissertando sulla cucina cilentana di Tata Rosa che viene spontantanea la curiosità riguardante i gusti personali di Nunzia Schiano donna. « A me – ha detto l’attrice- piace molto la cucina semplice. Amo lo “scarpariello”, la “spigola all’acqua pazza”, la “pezzogna”, i “polpi alla luciana”, le “alici imbottite” e le “melanzane”.

Mia nonna paterna aveva una cantina a Pollena e quando era giovane ci preparava delle “melanzane ripiene” mai viste più in vita mia. Infine, adoro la “genovese” e la “pizza” napoletana in tutte le declinazioni. Da piccola rispetto agli altri quattro fratelli ero la sola ad avere accesso in cucina e quando veniva Pasqua, sul mio sgabello, ero l’addetta a leccare e pulire le pentole meritandomi un casatiello piccolino tutto mio».

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