Maturandi di alcune scuole superiori hanno abbandonato un evento sul referendum sulla giustizia presentato come formativo e “super partes”. Docenti e studenti denunciano l’assenza di pluralismo, scoppia la polemica politica.
Credevano di partecipare a un evento formativo sul referendum costituzionale, ma quando si sono accorti che gli interventi, a loro dire, erano tutti schierati a favore del Sì hanno deciso di lasciare la sala. È accaduto ieri a Castel Capuano, a Napoli, dove alcuni studenti maturandi di scuole superiori cittadine erano arrivati insieme ai loro docenti.
L’episodio ha rapidamente acceso una polemica politica, con diverse reazioni da parte di esponenti di governo e opposizione.
L’evento e l’abbandono della sala
Alle scuole era stata inviata una locandina dell’iniziativa, intitolata “Referendum costituzionale: posizioni giuridiche”, presentata come un momento di approfondimento.
I docenti avevano quindi ritenuto utile portare gli studenti all’incontro. Tuttavia, come ha ricostruito la direttrice dell’Ufficio scolastico regionale, Monica Matano, l’evento avrebbe preso una piega diversa rispetto alle aspettative.
“Poiché l’iniziativa stava prendendo contorni del tutto differenti rispetto a quelli prospettati, non garantendo il pluralismo di opinioni – ha spiegato Matano – i dirigenti e i docenti accompagnatori hanno espresso ai relatori le loro perplessità e, non ricevendo rassicurazioni, insieme agli studenti hanno abbandonato la biblioteca del palazzo”.
Le proteste di studenti e docenti
Prima di lasciare l’incontro, studenti e insegnanti hanno protestato anche ai microfoni, sottolineando di aspettarsi un confronto equilibrato.
“Avevamo capito che ci sarebbe stato un confronto paritario tra le ragioni del Sì e del No – hanno spiegato – mentre invece abbiamo ascoltato solo una propaganda di parte”.
Tra gli interventi previsti figuravano, oltre a tecnici del settore, anche esponenti politici, tra cui il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari.
La replica degli organizzatori
L’organizzatore dell’iniziativa, il professor Leone Melillo dell’Università Parthenope, ha respinto le accuse, sostenendo che l’appuntamento aveva una chiave di lettura giuridica e non politica.
La polemica politica
L’episodio ha scatenato una reazione politica immediata.
“Usare la scuola per fare propaganda significa tradirne il senso più profondo”, ha dichiarato la senatrice del Movimento 5 Stelle Barbara Floridia.
Per Piero De Luca (Pd), “quando si parla di temi costituzionali e si coinvolgono i ragazzi, il minimo che ci si aspetta è il rispetto del pluralismo e del contraddittorio”.
Sul caso è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ha espresso apprezzamento per la scelta delle scuole.
“Mi complimento con i dirigenti scolastici per aver deciso di allontanarsi quando si sono accorti che le ragioni del No non erano rappresentate”, ha dichiarato il ministro.
Valditara ha però aggiunto che sarebbe stato opportuno, secondo lui, lo stesso livello di attenzione anche in occasione di un convegno organizzato dall’Anm il 18 ottobre a Napoli, durante il quale – ha sottolineato – si sarebbero registrati interventi critici sulla riforma Nordio senza contraddittorio.
“Il pluralismo, il confronto libero e l’educazione allo spirito critico – ha concluso – devono essere garantiti sempre, non solo quando fa comodo a qualcuno”.
