Martina Carbonaro: il legale contesta l’esclusione dell’aggravante della crudeltà

Martina Carbonaro: l’avvocato Pisani smentisce la caduta dell’aggravante della crudeltà. “Contestata una ferocia gratuita contro la 14enne di Afragola”.

Martina Carbonaro, la quattordicenne la cui vita è stata tragicamente spezzata tra il 27 e il 28 maggio dello scorso anno, torna al centro del dibattito giudiziario. Nonostante le indiscrezioni circolate dopo la chiusura delle indagini preliminari, che ipotizzavano una caduta dell’aggravante della crudeltà, l’avvocato Sergio Pisani, che assiste i familiari della giovane, ha espresso una posizione netta e contraria attraverso una nota ufficiale. Secondo il legale, la lettura attenta dei documenti processuali smentirebbe quanto trapelato inizialmente.

La precisazione dell’avvocato Pisani

In una dichiarazione rilasciata all’Ansa, l’avvocato Pisani ha chiarito che il Pubblico Ministero avrebbe in realtà mantenuto nel capo di imputazione l’aggravante della crudeltà nei confronti di Alessio Tucci, l’ex fidanzato reo confesso del delitto. La tesi della difesa di parte civile si fonda su una ricostruzione dei fatti che descrive un’aggressione brutale, ben lontana dall’essere un semplice gesto d’impeto. L’accento viene posto sulla violenza esercitata su Martina Carbonaro anche quando la ragazzina non era più in grado di difendersi.

I dettagli del capo di imputazione

La nota del legale evidenzia passaggi specifici dell’accusa che descrivono come l’imputato abbia agito con una ferocia definita “gratuita”. I documenti citati da Pisani riferiscono che:

  • La vittima sarebbe stata colpita inizialmente alle spalle.

  • L’aggressione sarebbe proseguita con ulteriore violenza mentre Martina Carbonaro si trovava ormai esanime al suolo.

  • Sarebbe stata esercitata una pressione manuale invasiva sul volto e sulla cavità orale durante le fasi finali dell’attacco.

Verso l’udienza preliminare

Per l’avvocato Sergio Pisani, la terminologia utilizzata dalla Procura non lascia spazio a interpretazioni riduttive: l’azione descritta mirava a infliggere alla giovane vittima una sofferenza addizionale e non necessaria rispetto al solo intento omicida. Questo elemento, secondo la parte civile, conferma la volontà dei magistrati di contestare pienamente la crudeltà. La verità processuale su quanto accaduto a Martina Carbonaro inizierà a delinearsi con maggiore chiarezza durante l’udienza preliminare, dove le parti si confronteranno sulla gravità delle aggravanti contestate al diciannovenne.

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