19-09-20 | 20:48

Lo strano caso del Birrificio Italiano

Attualità Lo strano caso del Birrificio Italiano
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di Maria Sordino – Anche nel mondo della birra artigianale non si riesce a stare tranquilli. È di qualche giorno fa la notizia che il Birrificio Italiano, tra i sei birrifici che nel 1996 hanno dato vita al movimento della birra artigianale, è protagonista di una spiacevole vicenda di natura giuridica.

Questa la storia: il birrificio belga Lefebvre, produttore della birra Barbar (una Strong Ale al miele), ha avanzato precise richieste nei confronti del marchio verbale Barbarrique, con il quale si identifica la speciale linea di maturazioni in legno realizzate dal Birrificio Italiano, piccola azienda con sede a Lurago, in provincia di Como. Per la precisione, la contestazione è arrivata dal gruppo d’investimento Jupece Invest, che possiede il birrificio Lefebvre.

La storia inizia a maggio 2016, quando Jupece Invest intima all’azienda lombarda di non depositare il marchio Barbarrique, perché troppo simile a quello della birra Barbar. Effettivamente c’è  una certa somiglianza fonetica tra i due nomi, per cui la richiesta di Jupece viene ritenuta lecita.

Pur controvoglia, al Birrificio decidono di rinunciare alla registrazione verbale del marchio e di procedere solo con quella figurativa. In effetti se a livello fonetico c’è qualche possibilità di confusione tra i due marchi, a livello grafico sono profondamente diversi. Storia conclusa quindi? Neanche per sogno.

Pochi giorni fa il Birrificio Italiano ha ricevuto una nuova comunicazione da parte di Jupece: l’azienda belga contesta anche il deposito del logo Barbarrique, perché visivamente troppo simile a quello della loro birra. Una richiesta oggettivamente impossibile da comprendere. I marchi sono differenti in tutto: nel colore, nella forma, nel soggetto rappresentato.

Come spesso accade in queste situazioni, per dimostrare le proprie ragioni, il Birrificio Italiano si vedrebbe costretto a sostenere costosissime spese legali. Una lotta impari, visto che il confronto è tra una piccola realtà nata dalla passione di Agostino Arioli, laureato in agraria, che vent’anni fa decise di metter su un brewpub, un locale dove si produce, si vende birra sul posto e si fa degustazione e una grande azienda belga con più di duecento anni di storia alle spalle.

Alla luce delle insensate motivazioni su cui si basa il contenzioso, la speranza è che, a breve, arrivi un dietro front da parte di Jupece Invest e tutto il polverone rientri senza ulteriori conseguenze.

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