martedì, Giugno 25, 2024

Grande Commozione per l’ultimo saluto all’artista Diana Franco

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Giuseppe Giorgio
Giuseppe Giorgio
Caporedattore, giornalista professionista, cura la pagina degli spettacoli e di enogastronomia

Un lucente sole, portatore di quegli stessi colorati riflessi tanto amati nella sua vita, ha fatto da scenario ai funerali dell’artista Diana Franco. Un sole incontrollabile come la vena della grande protagonista del mondo artistico a cavallo tra il vecchio secolo e il nuovo millennio, pronto a illuminare i cuori di coloro che, nella Chiesa di San Ferdinando, hanno voluto tributare l’ultimo saluto alla indimenticabile pittrice, scultrice, ceramista e maestra dell’arte del vetro.

Erano circa le 12.00 quando, nella monumentale Chiesa degli Artisti di Piazza Trieste e Trento, addolorati per la scomparsa della raffinata artista, si sono radunati, insieme alla figlia Manuela Capuano Franco e al Consigliere del Comune di Napoli Luigi Carbone, Presidente della Commissione Cultura, Turismo e Attività Produttive, alcuni di quei battaglieri esponenti di una Napoli ancora dorata, tra cui la storica dell’arte Giuseppina Iacovelli. Scomparsa all’età di 95 anni, la professoressa Diana Franco mosse i suoi primi passi artistici sotto l’influenza culturale del padre Manfredi Franco, famoso architetto, pittore, scultore e scrittore.

Trasferitasi a Perugia a causa della guerra, si diplomò in Pittura all’Istituto d’Arte perugino diventando poi, all’Accademia di Belli Arti di Perugia allieva del futurista Gerardo Dottori. Tornata a Napoli al termine degli eventi bellici tra il 1949 e il 1950 frequentò il corso magistrale di abilitazione all’insegnamento di Discipline Pittoriche e Ceramica presso l’Istituto d’Arte Palizzi.

All’età di 22 anni diventò titolare del laboratorio di ceramica nello stesso Istituto acquisendo in breve tempo la cattedra di Pittura e Discipline Pittoriche. Per oltre 35 anni ha insegnato pittura, disegno dal vero, educazione visiva, rimanendo titolare dei laboratori di pittura e ceramica. Appena trentenne si dedicò con forza e passione alle grandi opere di abbellimento architettonico, fino ad allora di esclusivo appannaggio di artisti di sesso maschile e durante i decenni ’50 -’60 in poi, riuscì a sfidare le regole di gioco di un mondo, da secoli chiuso e precluso alle donne, confermandosi come una pioniera nella lotta per affermarsi attraverso principi di merito al di là dei ruoli di genere.

Nella sua vita d’artista ha partecipato a tanti bandi nazionali per la ricostruzione post-bellica, col nobile intento di portare l’Arte negli edifici pubblici di nuova costruzione. Su tale scia si aggiudicò la vincita di tanti concorsi, realizzando opere di pregio che tuttora abbelliscono città e province. Ma è soprattutto la Regione Campania che conserva molte sue opere, alcune delle quali sono attualmente oggetto di restauro e conservazione della Sovrintendenza e godono di Tutela Ministeriale dei Beni del Patrimonio Pubblico del Mibac, che ha iniziato a catalogare la sua intera produzione.

Alla fine degli anni ’70 fu invitata in Brasile da Pietro Maria Bardi, direttore del Masp, Museo d’Arte di San Paolo, per tenere un ciclo di lezioni e conferenze su “Arte, il linguaggio di Franco, oltre il dominio tecnico” che culminerà in una mostra personale nel 1978. Al rientro dal Brasile negli anni ’80 si dedicò alla sperimentazione materica, usando svariati mezzi e tecniche.

La renderanno famosa le sue creazioni su vetro, opere uniche, frutto della sua immaginazione creativa, forme astratte, spaziali e fluttuanti, che catturano luce e colori, restituendoli magicamente trasformati da intrecci di reti metalliche, quarzi e cristalli, assemblaggi materici e oro zecchino che sospingono l’osservatore in una dimensione emotiva ed onirica.

Dopo aver ricevuto molteplici premi e riconoscimenti, una grande consacrazione rappresenta l’opera “TerraeMotus” collocata al Palazzo del Quirinale. Con lei il mondo culturale perde una grande protagonista ma non certo la memoria di chi ha saputo scrivere a grandi lettere il suo nome nella Storia dell’Arte.

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