Al Teatro Totò con la coppia Marini- Masiello, un sogno chiamato Édith Piaf

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L’indimenticabile “passerotto” Édith Piaf, rivive al Teatro Totò con Francesca Marini e Massimo Masiello protagonisti dello spettacolo “Verso il mito” scritto da Gianmarco Cesario ed Antonio Mocciola, adattato e diretto da Gaetano Liguori.

“La recensione” di Giuseppe Giorgio

Si può andare al teatro semplicemente per vedere uno spettacolo di cui si parla tanto, per ammirare il proprio benianimo, per ascoltare canzoni, per piangere e per ridere. E poi, si può andare al teatro per sognare! Per vivere emozioni che ti restano dentro anche dopo il rientro a casa e che, anche nei giorni seguenti, lasciano le loro tracce nell’anima e nel cuore. Ed è proprio questo il caso di chi, andando al teatro Totò in questi giorni, ha potuto assistere allo spettacolo musicale “ Verso il mito”. A quella deliziosa e possente messinscena dedicata all’indimenticabile ”Passerotto”, Édith Piaf, con due artisti come Francesa Marini e Massimo Masiello (nelle foto di Salvatore Liguori). Al teatro Totò, infatti, grazie ad un testo capace di respirare e vivere come quello scritto da Gianmarco Cesario e Antonio Mocciola e grazie ad una regia attenta, in grado di modellare e forgiare sensazioni, stati d’animi e sentimenti, come quella di Gaetano Liguori, è stato possibile davvero sognare. E’ stato possibile, cioè, vivere un momento diviso tra l’onirico e la realtà, che ben ha svolto il compito di riportare in vita, come per magia, quella infinita Piaf. Quella imperitura cantautrice del filone realista, all’anagrafe, Edith Giovanna Gassion, riconsegnata al pubblico con i suoi stessi occhi grandi ed intensi ed una voce ugualmente vitale, robusta e melodiosa, grazie ad una meravigliosa creatura da palcoscenico come la Marini. In altre parole, restituita agli imperiosi applausi della platea, grazie ad una artista dalla vocalità ricca di delicati colori, impetuosa ed al tempo stesso dolcemente incantatrice. E proprio puntando sulla straordinarietà di una interprete che ha fatto del canto un motivo di vita, e su di un cantante ed attore dalle infinite potenzialità canore e recitative come Massimo Masiello, lo spettacolo “Verso il mito”, al Totò, ha ridato un corpo ed un’anima ad un genio al femminile capace di andare al di là del tempo. 
Grazie ad una storia che si dipana sulle continue e sofferte relazioni del grande “Passerotto” infelice, il lavoro, con le musiche di Lino Cannavacciuolo, le scene di Tonino Di Ronza, i costumi di Maria Pennacchio ed ancora, con l’attenta consulenza musicale di Roberto Criscuolo, ha messo in risalto con uno stile interpretativo intenso e passionale, tutte le vicissitudini artistiche ed umane di chi come la Piaf seppe diventare un’icona della canzone francese. Evitando il trabochetto della solita carrellata documentaristica, nel breve spazio di tempo di un’ora e venti minuti, più intervallo, l’indovinata messinscena ha trasportato tutti in mondo fatto di amori, passioni e canzoni con il dono dell’immortalità. Partendo dal fantastico incontro di una Piaf morente con Azrael (personaggio affidato a Massimo Masiello ed il cui nome significa “colui che Dio aiuta”, e che nell’Islam è attribuito all’angelo della morte) la storia immaginata da Cesario e Mocciola vede l’implacabile ma compassionevole messaggero nero, offrire alla donna la possibilità di ripercorrere una volta ancora la sua vita. E con essa l’occasione di rivedere nuovamente coloro che tra passioni, tradimenti, destino ed irriconoscenza furono ora i suoi amori, ora i suoi compagni artistici. Ecco allora che, posti sullo stesso piano la donna ed il mito, a fare l’ingresso in scena attraverso la voce di un coinvolgente Masiello, quasi in spirituale simbiosi con loro, sono: George Moustaki, Yves Montand, Charles Aznavour, Gilbert Becaup, Leo Ferré, Eddie Constantine e Theo Sarapo. Tutti tristemente simili tra loro per mentalità ed opportunismo, fatta eccezione per uno, il campione del mondo dei pesi medi Marcel Cerdan. L’unico, forse, ad avere amato la Piaf veramente, senza sfruttarla, ma che, per un tragico destino, morì prematuramente in una sciagura aerea. Immaginato per Francesca Marini e Massimo Masiello, gli stessi che in scena volano lievi tra canzoni diventate mito, il lavoro ha conquistato il teatro di via Frediano Cavara, liberando nella sala le emozioni infinite di un personaggio a tratti quasi palpabile tra il palcoscenico e la platea. Portando in scena la vita di Edith Piaf con la sua infelicità ma anche con quella incredibile forza di volontà di una donna che trasformò fino all’ultimo in canto i suoi dolori, lo spettacolo, sfuggendo alla trappola della “success story”, ha esaltato per i contenuti ed i toni usati. Fino a colpire per il grande carattere e per la capacità di costruzione di un mélos agile ed al tempo stesso vigoroso.