Mecfond, Giorgio Nugnes: “Le commesse ci sono ma siamo costretti a rifiutarle”

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MECFOND, il patron Giorgio Nugnes: “Le commesse ci sono ma siamo costretti a rifiutarle. Manca capitale circolante. Senza un intervento a rischio il ramo produzioni”.

Con circa 220 dipendenti, tra personale impiegato nella produzione e quello operativo nell’area Service (ovvero manutenzione di impianti, macchine e Global Service), Mecfond S.p.A è un’azienda leader nella progettazione e fabbricazione di presse destinate al settore automobilistico. Ha sede a Napoli ed oggi celebra i suoi primi 20 anni dalla “rinascita” con numeri in crescita ma un futuro fortemente in bilico: lo stabilimento di Gianturco potrebbe, infatti, a breve dismettere il ramo produzioni.Mecfond, Giorgio Nugnes: "Le commesse ci sono ma siamo costretti a rifiutarle"

È il 1999 quando l’imprenditore napoletano Giorgio Nugnes, ex dipendente, prende in mano le redini di un’azienda ancora in fiamme e avvia un fitto programma di investimenti, dando vita all’attuale società per azioni.

In pochi anni la Mecfond cresce in termini di personale e fatturato, oltre a lanciarsi nell’esplorazione di nuovi mercati attraverso collaborazioni con importanti progetti nel settore aeronautico.

La società nel tempo stabilisce e rafforza rapporti commerciali con aziende provenienti da ogni parte d’Europa: tra i clienti, case automobilistiche del calibro di Volkswagen, Fca, Seat, Opel-General Motors, Volvo, Skoda, Peugeot, Renault.  Più di 1.500 macchine Mecfond sono installate ed ancora funzionanti in tutto il mondo.Mecfond, Giorgio Nugnes: "Le commesse ci sono ma siamo costretti a rifiutarle"

Gli stabilimenti di Gianturco si estendono su una superfice complessiva di 30.000 mq, di cui i 22.000 mq al coperto ospitano un reparto di carpenteria, uno di lavorazioni meccaniche pesanti, uno per l’assemblaggio e un reparto per il try-out di macchine di grosso tonnellaggio.

Vi lavorano tecnici altamente qualificati e operai specializzati e le commesse tutt’ora non mancano. “Le richieste ci sono ma siamo costretti a rifiutarle – spiega Nugnes -. Un esempio? Dopo un anno di trattative ancora in corso, siamo prossimi ad aggiudicarci una commessa dalla Volkswagen che dovrà essere completata entro fine anno 2020, per una linea di circa 14 milioni di euro.

Ma saremo costretti a fare un passo indietro: il lavoro non potrà essere concluso. Il nostro problema? L’assenza di capitale circolante. Su produzioni del valore di 10-16 milioni di euro, tutte affidate da grosse case automobilistiche europee, l’acconto è del 20% con fideiussione bancaria. Al resto delle spese necessarie a finanziare e chiudere una commessa, che richiede in media 12/18 mesi di lavoro, dobbiamo far fronte con capitali propri. Mecfond, Giorgio Nugnes: "Le commesse ci sono ma siamo costretti a rifiutarle"

È diventato difficile mantenere il passo con competitors che hanno aiuti statali, da parte delle banche o delle istituzioni locali e, dunque, la possibilità di consegnare le commesse nei tempi prestabiliti.  In questi 20 anni, l’azienda ha investito circa 20 milioni di euro, con un incremento di 6 milioni negli ultimi 5 anni: su questa cifra le agevolazioni ammontano solo a 3 milioni.

Gli altri 17 li abbiamo prelevati di tasca nostra. E solo tra stipendi e contributi, ogni mese serve quasi un milione di euro. Con un maggiore capitale circolante a disposizione, riusciremmo ad incrementare la forza lavoro, perché le commesse ci sono e la domanda è in aumento, grazie anche alla credibilità che siamo sempre riusciti a conquistare e mantenere sul mercato. Invece, ci troviamo a dover prendere la difficile decisione di dismettere il ramo produzioni, mantenendo in vita esclusivamente l’area Service”.

Il grido di allarme – prosegue Nugnes – lo abbiamo lanciato più volte, ma fino ad oggi ho sentito solo belle parole: nessun’azione concreta è stata fatta per mantenere in vita un’azienda storica, con una tradizione industriale ultracentenaria. Eppure parliamo di un’impresa che è l’unico costruttore italiano attivo in gara con competitors europei e asiatici presso le più rinomate case automobilistiche.”

Un ostacolo, quello finanziario, cui vanno aggiunte anche la mancanza di nuovo personale specializzato e la difficoltà di fare formazione in assenza di specifici incentivi pubblici. “Mecfond si è più volte proposta come una grande scuola di formazione, una fucina per tecnici specializzati che sono sempre più difficili da reperire sul mercato – spiega Nugnes -.

E fino ad oggi questa formazione è stata realizzata esclusivamente all’interno dell’azienda, senza nessuna collaborazione da parte delle Università del territorio o della Regione Campania. Perché possa rimanere in piedi, l’azienda va ristrutturata sul fronte della progettazione e potenziata con un’area Ricerca&Sviluppo.

Servono risorse umane specialistiche che rispondano alle nuove esigenze di un mercato in continua evoluzione. Oggi un’azienda che acquista una linea di produzione infatti esige anche automazione”.

L’ultimo record la Mecfond lo ha messo a segno con una pressa ad elevata efficienza tecnologica che sarà consegnata nelle prossime settimane alla Nuova Stame di Lecco, azienda di costruzione stampi che fornisce Audi, Bmw, Porsche e Volkswagen. Si tratta di un macchinario con comando servo ed una capacità di 2.500 tonnellate.