Cgil, Landini sul salario minimo: “Lo stabiliscono parti sociali, non il Governo”

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Cgil, Landini sul salario minimo: “Lo stabiliscono parti sociali, non il Governo”

Maurizio Landini: il segretario Cgil ha sottolineato come il salario minimo debba essere stabilito dalle parti sociali con i contratti nazionali, entrando ancora in polemica con l’Esecutivo M5S-Lega.

Nel corso di questa settimana, è previsto un nuovo incontro tra i sindacati e Luigi Di Maio, vicepremier nonché ministro di Lavoro e Sviluppo Economico. Tema caldo è quello della possibile introduzione del salario minimo da parte del Governo, provvedimento che secondo il segretario della Cgil, Maurizio Landini, toglierebbe potere alla contrattazione nazionale.

La sua posizione sull’argomento salario minimo è ben precisa: “In Italia già oggi è coperto dai contratti nazionali, il tema -ha dichiarato Landini al “Fatto quotidiano”- è coprire i lavoratori che non lo sono ma dandogli tutti i diritti che sono sanciti dai contratti nazionali. Si recepiscano gli accordi fatti da Cgil, Cisl e Uil con le controparti, perché bisogna dare validità erga omnes ai contratti nazionali di lavoro, così da rendere ‘minimi’ tutti i diritti come le ferie, la malattia, gli infortuni e non solo il salario orario di un lavoratore.Cgil, Landini sul salario minimo: “Lo stabiliscono parti sociali, non il Governo” Non è il governo che stabilisce il salario minimo, sono le parti sociali a farlo quando rinnovano i contratti nazionali – aggiunge Landini – e recepirli significa anche fare una legge sulla rappresentanza sindacale che misura e certifica la rappresentanza chi fa i contratti e questo vuol dire cancellare tutti i contratti pirata e le forme di associazione d’impresa e sindacato che nascono dalla sera alla mattina, per fare contratti in dumping a quelli già fatti dai sindacati confederali. Noi lanciamo una proposta concreta al governo, perché se si facesse un semplice salario orario che fosse medio ed inferiore ai contratti nazionali, si farebbe non una cosa utile, ma un danno”.

Una presa di posizione che conferma come i rapporti tra i sindacati e il Governo M5S-Lega siano molto tesi anche su quest’argomento.