Domenico: un nuovo esposto a Bolzano e il nodo della competenza territoriale

Domenico: depositato un secondo esposto a Bolzano. La Procura chiarisce perché l’inchiesta resta a Napoli, ma non esclude nuovi cambi di competenza.

Il caso di Domenico, il bambino spirato lo scorso 21 febbraio a seguito di un trapianto cardiaco rivelatosi fatale, si arricchisce di nuovi passaggi legali. Oltre all’iniziativa già intrapresa da Federconsumatori Campania, una seconda realtà associativa di rilievo nazionale ha deciso di depositare un esposto formale presso la Procura di Bolzano. La notizia segna un ulteriore passo nella ricerca della verità sulla morte del piccolo, cercando di far luce su ogni possibile responsabilità lungo la filiera del soccorso e del prelievo degli organi.

Il chiarimento della Procura di Bolzano

Sulla questione è intervenuto direttamente il procuratore Axel Bisignano, il quale ha spiegato le ragioni tecniche dietro il trasferimento degli atti verso il capoluogo campano. Secondo quanto riportato dall’ANSA, la competenza giuridica nei casi di presunto omicidio colposo spetta al luogo in cui si sarebbe verificata la prima condotta omissiva o l’errore iniziale. Allo stato attuale delle indagini, i sospetti ricadrebbero sulle fasi di partenza dell’equipe medica da Napoli, incaricata di effettuare l’espianto in Alto Adige.

La possibile staffetta tra le Procure

Nonostante il fascicolo sia ora in mano ai magistrati partenopei, la situazione potrebbe cambiare in base ai futuri accertamenti tecnici. Se dovesse emergere che il danneggiamento del cuore destinato a Domenico è avvenuto per una svista o una manovra errata compiuta a Bolzano, la competenza tornerebbe immediatamente alla procura altoatesina. Per il momento, tuttavia, Bisignano ha precisato che nessuna delle parti coinvolte — inclusi gli indagati e i familiari della vittima — ha sollevato eccezioni sulla territorialità, lasciando che sia Napoli a coordinare l’inchiesta principale.

Una catena di errori da ricostruire

La vicenda di Domenico resta al centro di un’analisi minuziosa per identificare dove si sia spezzato l’anello della sicurezza sanitaria. La “catena di errori” evocata dai resoconti giornalistici e dalle denunce delle associazioni punta a verificare se l’organo del piccolo donatore sia stato trattato correttamente sin dai primi istanti. La dignità e la forza della famiglia, che continua a chiedere giustizia, restano il motore di un’indagine che non vuole lasciare zone d’ombra sulla gestione di questo drammatico trapianto.

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