Serate Giapponesi nel cuore di Napoli, a due passi dal Duomo

1105

Si sono svolte nel Complesso Monumentale di San Severo al Pendino, due importanti serate culturali, di danza e musica, in occasione dei 150 anni delle Relazioni Internazionali Bilaterali, tra l’Italia e il Giappone.   

di Carlo Farina – Il forte legame che unisce Napoli al Giappone e soprattutto alla preziosa cultura di questo grande Paese, è cosa nota dopo il gemellaggio del 3 maggio 1960 con la città di Kagoshima. Il clima particolarmente mite unito alla presenza del vulcano Sakurajima, che sovrasta la baia di Kinko, simbolo della città omonima, sono le due principali caratteristiche presenti in entrambe le città e non a caso  Kagoshima è stata soprannominata proprio, “la Napoli del Giappone”. Un legame dunque molto forte tra queste due città così lontane ma sostanzialmente simili come ha sottolineato il Console Onorario del Giappone, Prof. Alberto Carotenuto, Rettore dell’Università di Napoli “Pathenope”, intervenuto alle due Serate Giapponesi che si sono tenute il 19 e 20 luglio scorso, presso i locali del Complesso Monumentale di San Severo al Pendino in via Duomo a Napoli. La manifestazione, organizzata per celebrare i 150 anni di relazioni internazionali bilaterali che intercorrono tra il Giappone e l’Italia,  dal 25 agosto 1866, è stata promossa ed organizzata dal funzionario dell’Ambasciata Giapponese di Roma, dott.ssa Yuko Yoshimura e dall’impiegato locale dott.ssa Silvia Caronti. Entrambe le serate, sono state caratterizzate da alcune interessanti performance di danza tradizionale giapponese che hanno riempito la prima parte delle stesse seguite da una seconda parte di carattere musicale. Particolarmente emozionante e di grande interesse culturale, l’esibizione del M° Rankoh Fujima, Delegato Culturale dell’Agenzia per gli affari Culturali del Giappone, che ha proposto il “Nihon Buyo”. Una danza tradizionale giapponese che prevede un’esibizione su di un palco davanti a un pubblico, dove sono state illustrate, attraverso l’ausilio prezioso di un versatile ventaglio (quello pieghevole è stato inventato proprio dal Giappone) alcune scene di vita quotidiana legate al periodo della modernizzazione dell’era Meiji (1868-1912), e ai ricordi nostalgici del precedente periodo Edo (1603-1868) dei samurai, raccolte nel pezzo “Miyakodori” eseguito come su-odori (danza in costume semplice), accompagnato dalle note esotiche della scala tradizionale giapponese. Successore della famiglia Fujima “Daichi”, attiva fin dal periodo Edo, Rankoh Fujima ha debuttato sul palcoscenico nel 1968, all’età di appena sei anni, un’abitudine piuttosto frequente per i figli che appartengono a famiglie così importanti, come questa. L’Accademia Mandolinistica Napoletana, importante punto di riferimento per la valorizzazione e promozione della Canzone Classica Napoletana a Napoli e nel mondo, ha accompagnato, nella seconda parte della serata, l’esibizione del baritono Hayato Kamie che ha interpretato, con convincente bravura, alcune celebri canzoni del repertorio classico napoletano, da “’O sole mio” a “Torna a Surriento”, da “Core ‘ngrato” a “Marechiaro”. Ha inoltre proposto l’esecuzione di alcuni brani giapponesi di Yamada Kosaku e Toru Takemitsu, dal titolo Kono Michi (Questa strada) e Chisana sora (Piccolo cielo). La serata si è conclusa con il consueto “bis”, richiesto dal pubblico intervenuto allo spettacolo, con un pezzo composto nel periodo Meiji, dal titolo “Kojo no tsuki” (La luna sul castello in rovina) di Rentaro Taki, dalle note in chiave minore della scala occidentale diatonica, con tanta nostalgia del mondo antico perduto. Per l’occasione, anche il danzatore si è unito al cantante e ai bravi musicisti, intervenuti allo spettacolo, regalando al pubblico presente un’ulteriore e preziosa performance di cultura giapponese che Napoli ha ormai assorbito e custodito anche attraverso il già citato gemellaggio con la città di Kagoshima, intitolando con questo nome, una strada della città partenopea.