Al Teatro Nuovo di Napoli lo spettacolo la ‘Tarantina’ di Fortunato Calvino

839
Al Teatro Nuovo di Napoli lo spettacolo la 'Tarantina' di Fortunato Calvino

La “Tarantina” è il titolo dello spettacolo ideato da Fortunato Calvino. Il Signor, Cosmo da Avetrana in Puglia, è semplicemente il protagonista (o la protagonista) di una vita tramutata in un crudele martirio per effetto di un’identità maschile sottratta con la violenza.

di Giuseppe Giorgio – Carmelo Cosmo, non è certo un “femminiello” fuoriscito dalla “Gatta Cenerentola” rivista da Roberto De Simone, tantomeno è quel tipo di “femminiello” descritto, a proposito della popolare “figliata”, da Curzio Malaparte nel suo romanzo “La Pelle”.

La “Tarantina”, così, da tutti è conosciuto, il Signor, Cosmo da Avetrana in Puglia, è semplicemente il protagonista (o la protagonista) di una vita tramutata in un crudele martirio per effetto di un’identità maschile sottratta con la violenza. Ed è la stessa “Tarantina”, nell’offrire con il suo soprannome il titolo allo spettacolo pensato per lei da Fortunato Calvino, a tracciare come una tenera monologhista, i tratti del suo calvario iniziato a soli nove anni.

Un sorta di via Crucis, che a partire dalle violenze sessuali subite nel paese natale ad opera di gente malata, solo perchè stimolata da un triste equivoco, ha le stazioni che si chiamano: fame,  dolore,  guerra e rassegnazione.

Così ad 83 anni, dalle tavole del palcoscenico, guidata da un autore e regista come Fortunato Calvino, la “Tarantina”, come una specie di Marco Travaglio partenopeo, enuncia, anno dopo anno, tutte le sue vicissitudini, dalla fuga da Avetrana, all’arrivo a Roma e poi, dal miraggio della capitale del cinema, ai vicoli di una Napoli affamata e corrotta.

Con gli attori, Stefano Ariota, Roberto Maiello, Carlo Di Maio e Antonio Clemente, che ricostruendo in scena come in una sorta di tanti flash back, i momenti della sua vita guidano la “Tarantina”  in una narrazione semplice quanto destabilizzante, tutto trae origine da una tombola scostumata che fa  pretesto per il racconto di una vita di lotte.

E sono tante le vicende che la “Tarantina” (ormai acquietata in un basso dei Quartieri Spagnoli da dove elargisce chiacchiare e caffè ai vicini di casa)  racconta al pubblico. Dall’equivoco con un uomo che le  cambiò tragicamente la vita, a quando iniziò a vestirsi da donna nella Roma della “dolce vita”.

Ed ancora, da quando conobbe i primi “clienti”, a quando fece il suo ingresso in una stanza vaticana insieme ad un uomo dal colletto bianco. Così, dall’euforia di un sogno fatto di successo, al frantumarsi dello stesso per effetto dell’ipocrisia umana, la “Tarantina”, narra delle sue esperienze, delle sue ferite interiori, degli abusi subiti e delle cicatrici procurate da un’esistenza fatta di emarginazione, stupri e galera.

E racconta ancora la “Tarantina”, racconta della sua scelta di restare a Napoli, della sua prima esperienza lavorativa con un  affittuaria di camere per prostitute,  del suo “lavoro” e della sua voglia di raggiungere una felicità negata fin dall’infanzia.

Con Calvino, autore e regista, capace di esaltare il pubblico con la forza espressiva di un monologo shock, il lavoro traccia il  percorso terreno di un essere sfortunato che, dall’infanzia fatta di soprusi sessuali, rincorre la via di una pace per la propria anima dilaniata. Con una sentita prova, dal canto suo, Carmelo Cosmo, al secolo “Tarantina”, nello spettacolo sottotitolato “L’ultimo femminiello dei quartieri spagnoli” evoca tutti i sofferenti ricordi di una esistenza in salita lasciando trasparire l’umanità di chi da sempre è stato perseguitato dalle sventure di un corpo abusato.

Partendo da un disperato bisogno d’amore, la “Tarantina”, tra il pubblico porta i brividi di una vicenda  struggente e delirante. La stessa che, nel travolgere la mente di chi l’apprende, rappresenta oltre al dramma personale del combattivo “Femminiello”, il delirio di certa gente vittima di una collettività ambigua e desolata.