venerdì, Febbraio 27, 2026

Coppa Italia, Alvino: “Serve un’impresa, ma con cuore e cazzimma il Napoli può farcela. Insigne giocatore decisivo”

Il giornalista Carlo Alvino a 2anews: “Gli azzurri arrivano meglio della Juve perché la loro semifinale è stata partita vera. E su Sarri dico che…”.

A poche ora dal fischio d’inizio della finale di coppa Italia tra Napoli e Juventus, che assegnerà il primo trofeo post-Covid della stagione 2019-20, la tensione è molto alta in città. Gli ingredienti ci sono tutti, dalla possibilità di alzare la coppa in una stagione che qualche mese fa aveva tutto per essere la peggiore dell’era De Laurentiis, all’eterna sfida contro la Juventus, alla “ciliegina”, se così vogliamo dire, della presenza dell’ex più odiato della storia azzurra. Quel Maurizio Sarri, passato da comandante e core ‘ngrato nello spazio di una estate che sembra lontanissima. Di questo e anche di altre curiosità abbiamo parlato con il giornalista di Tv Luna, Carlo Alvino, che ha voluto condividere le sue sensazioni.

Come arriva il Napoli a questa finale?

“Ci arriva bene perché ha dimostrato di saper soffrire contro l’Inter. Ci arriva anche con la consapevolezza di essere una squadra che vuole riscattare una stagione abbastanza disgraziata. E quale migliore occasione se non quella di alzare un trofeo? E’ chiaro che il Napoli sa che di fronte ha la squadra italiana più forte, sotto tutti i punti di vista, così come che serve una impresa per annullare il gap tecnico che c’è. E lo potrà fare mettendoci il cuore, la grinta, la determinazione, il sacrificio, il sudore e quella cosiddetta cazzimma classica napoletana”.

Meglio aver raggiunto la finale con il minimo sforzo come la Juve o sudandosela come il Napoli, dopo tre mesi di stop?

“Secondo me è stato più un test vero Napoli-Inter. Quindi dal punto di vista della giusta tensione agonistica, la squadra azzurra ci arriva meglio, venendo da una partita vera, giocata anche a un buon livello, tenuto conto che si riprendeva dopo il lockdown. La Juventus ha giocato in pantofole e questo potrebbe crearle difficoltà nel momento in cui dovrà calarsi in una partita vera”.

Chi sarà il giocatore decisivo?

“Lorenzo Insigne. Perché è il capitano del Napoli, perché con l’Inter ha dimostrato di essere già in un buono stato di forma e poi perché mi piacerebbe vederlo da napoletano alzare la coppa al cielo”.

Sarà anche la sfida Gattuso-Sarri, ti aspettavi che Rino potesse essere fin da subito così importante e calato alla perfezione nell’ambiente Napoli?

“Sì, perché conoscendo il suo cammino professionale, sappiamo come abbia fatto della personalità e del carattere le sue armi. Credo sia entrato con forza nella testa dei calciatori e nel cuore dei napoletani, soprattutto perché è un uomo del Sud. Conosce i nostri valori e cosa vuol dire raggiungere un obiettivo. Mi è piaciuta anche la sua modestia quando ha fatto riferimento a Sarri in conferenza stampa. Mi piacerebbe che a differenza dell’attuale allenatore bianconero, possa essere ricordato per aver vinto qualcosa a Napoli”.

Tu che lo conosci bene, com’è per De Laurentiis ritrovarsi di fronte Sarri?

“Il presidente non lo stima più e credo sia un sentimento comune a tanti napoletani. Credo che Sarri abbia cancellato quei tre anni straordinari, con il passaggio alla Juventus, ma anche e soprattutto con le dichiarazioni fatte successivamente. Senza le quali, forse, il suo addio sarebbe stato metabolizzato meglio. Come accaduto per Higuain, che, però, ha avuto il merito di non fare troppi riferimenti alla sua esperienza all’ombra del Vesuvio, se non, forse, in occasione della doppia sfida. Sarri, invece, spesso ha parlato di Napoli e sempre a sproposito”.

Domanda da un milione di dollari, come finisce?

“Io sono scaramantico fino al midollo e non lo dirò neanche sotto tortura. Mi astengo da qualsiasi commento, ma non dico vinca il migliore”.

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