Favolacce, il film dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo (Recensione)

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Favolacce, il film dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo (Recensione)

Favolacce: C’era una volta… nell’Italia dell’ignoranza e dell’incomunicabilità la Regina Meschinità. Il film dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo tratto da una storia vera.

«Quanto segue è ispirato ad una storia vera… la storia vera è ispirata ad una storia falsa…La storia falsa non è molto ispirata».

Con queste parole si apre il film Favolacce, la seconda opera dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, premiato alla Berlinale 2020 con l’Orso D’argento per la miglior sceneggiatura.

Il narratore, interpretato da Max Tortora, con la sua voce triste, cupa e dissonante, sin dall’incipit, sovvertendo le tradizionali coordinate della favola, mette in crisi lo spettatore, costretto a rielaborare la struttura del microcosmo con cui si trova ad essere in contatto per poterne accettare le terribili conseguenze.Favolacce, il film dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo (Recensione)

I fratelli D’Innocenzo ambientano la storia a Spinaceto, nella periferia meridionale di Roma, eppure i perfetti prati verdi, le villette a schiera e le belle famiglie che le abitano, sembrano presi da uno dei tanti film sui classici sobborghi della periferia americana, dove tutta la pace, la tranquillità e la bellezza esteriore di questi nuclei familiari, non fa altro che nascondere attraverso un velo di ipocrisia tutta la meschinità e la pochezza di un’umanità alla quale non resta niente.

Le prime figure umane inquadrate dalla macchina da presa sono filtrate proprio da un velo, anzi da una tenda resa trasparente dalla tiepida luce del giorno e dal vetro di una finestra che scherma la famiglia “protagonista” dalla quale prenderà forma il racconto corale del sobborgo.

Lo spettatore non riesce mai a fare parte né a provare una reale empatia per i personaggi di queste cattive, crude e grottesche favole che vediamo lentamente materializzarsi sullo schermo.

La forma filmica è poi rafforzata da diversi punti di vista che si confondono tra loro: il voice over del narratore, che ci dà una visione “adulta” della vicenda, sembra voler semplicemente riportare ciò che legge nel diario trovato, confondendosi con il punto di vista dell’altro narratore, la bambina del diario, la quale narra ciò che vede, ciò che sente, la sua famiglia, le villette, l’afosa estati, i bambini che giocano con l’acqua e i mercatini delle pulci. Favolacce, il film dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo (Recensione)

Il terzo punto di vista è, appunto, quello della macchina da presa attraverso la quale i racconti e le immagini prendono materialmente vita il distorcendo e rendendo terribilmente nauseante anche il conviviale momento del pasto.

I registi mettono sotto una lente altamente deformante tutta la fragilità della condizione umana tra i dettagli di sigarette fumate disperatamente, cibi mangiucchiati e i particolari di unghie sbeccate  e sorrisi sformati, il microcosmo degli abitanti di Spinaceto diventa specchio della nostra devastata società, fatta di padri sadici, madri passive, genitori indifferenti e figli più consapevoli, più coscienti di quanto il mondo sia meschino e, per questo, più crudeli, meno ingenui degli adulti, perennemente piccoli e ingabbiati nella loro infantile e inconsapevole superficialità.

«Sei il miglior padre che conosco» e «Tu sei la miglior madre che conosco» si ripetono a vicenda i due genitori in una sorta di autoconvincimento della loro finta perfezione e insieme autocommiserazione per la loro inettitudine, per il loro essere sempre fuori luogo, deboli, come apparentemente debole è la narrazione dei due fratelli che, però, riescono a catturare l’attenzione dello spettatore curioso di scoprire tutti i segreti di queste disfunzionali famiglie, nelle quali i padri sono maggiormente attenti a violentare con lo sguardo e con le parole la bella vicina, protetta dalla finestra, più che a impedire ai figli di apprendere i loro comportamenti più tossici, ma è nell’insofferenza verso questi adulti mostruosi, nel non detto delle situazioni che si cela l’estrema lucidità dei bambini, i quali vedono anche ciò che noi non siamo capaci di vedere.

Lo spettatore ha costantemente bisogno del narratore per sapere. I ragazzi, al contrario, riescono a percepire anche ciò che non è mostrato: percepiscono la crisi dell’unità familiare, l’inconsistenza dei rapporti, la paura e la difficoltà di essere genitori, si guardano intorno e vedono l’inadeguatezza di fronte alla vita di persone che dovrebbero essere per loro modelli, ma che invece non riescono nemmeno ad occuparsi di se stessi.Favolacce, il film dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo (Recensione)

I fratelli D’Innocenzo colpiscono due delle istituzioni più importanti per il nostro paese, o almeno due delle istituzioni che vengono maggiormente manipolate e utilizzate quando se ne ha bisogno, ma che nella realtà dei fatti vengono lasciate a se stesse: la famiglia e la scuola. Emblematico come l’unica figura autoriale, l’unico “adulto” che sembra occuparsi realmente di questi ragazzi, il Maestro, sia colui che fa crollare definitivamente tutte le certezze di queste famiglie piccolo borghesi lacerando il velo di falsità e ipocrisia di cui si sono coperte.

Tra i vari personaggi delle favolacce, merita una menzione Vilma, interpretata da Ileana D’Ambra, che riesce a rendere in modo delicato e allo stesso tempo sgraziato questo personaggio liminale tra infanzia ed età adulta: una giovane donna che sta per diventare madre, o forse sarebbe meglio dire una giovane disperata senza possibilità di futuro che riesce a guardare il mondo con ancora un po’di quell’illusione di lucidità che obbliga a prendere decisioni fin troppo dolorose e ci rendono evidenti il nostro fallimento come esseri umani.

Attraverso nuclei narrativi frammentati, immagini dissonanti in contrasto con la musica e le parole, i Damiano e Fabio D’Innocenzo prendendo spunto dalla commedia all’italiana di Scola, dall’umorismo nero di Ferreri, fino alle esperienze delle borgate pasoliniane e mescolandoli alla crudezza di autori contemporanei da Heneke a Solondz, sono riusciti a costruire una fatale tragedia sul crollo dei valori e sull’incomunicabilità nella nostra, sempre più infima e meschina, società.

Il film è disponibile dall’11maggio sulle piattaforme streaming di Sky Primafila Premiere, Chili, Google Play, Infinity, Rakuten Tv e MioCinema.