martedì, Febbraio 24, 2026

Celebrando Sophia Loren, all’Augusteo un tributo in musica alla diva senza tempo

Tra gli interventi più applauditi l’ingresso di Lina Sastri che, evocando il film “Matrimonio all’italiana”, ha restituito voce e carne teatrale a un monologo tratto dalla eduardiana “Filumena Marturano”.

Al Teatro Augusteo per il concerto spettacolo “Celebrando Sophia Loren” si è avvertita sin dall’inizio una sensazione rara, quasi che la presenza evocata fosse reale e tangibile, come se l’aria stessa custodisse il respiro della grande diva.

Per il pubblico non una semplice esecuzione musicale e canora, ma una cerimonia sentimentale e artistica, un congegno scenico di memoria viva in cui suono, parola e immagine hanno composto un mosaico emotivo di raffinata tessitura. Protagonisti dell’omaggio, Pasquale Esposito e il direttore Carlo Ponti Jr., figlio della Loren e quindi depositario di un patrimonio affettivo trasformato in gesto musicale condiviso con la platea.

L’incontro tra i due artisti, l’uno tenore e passionale interprete partenopeo acclamato oltreoceano, l’altro guida orchestrale di lignaggio internazionale, ha generato una narrazione sonora di forte suggestione, capace di fondere lirismo, canzone d’autore e memoria cinematografica in un racconto unitario.

Il repertorio scelto, amatissimo dalla Loren, ha assunto valore di autobiografia in musica: “Il mondo”, “Arrivederci Roma”, memoria della città natale lasciata dopo appena quindici giorni per trasferirsi a Pozzuoli, “La voce del silenzio”, “Marechiaro”, “Tu vuò fa l’americano”, “Meraviglioso”, “Funiculì Funiculà”, “Un amore così grande”, “Nessun dorma”. Ogni brano, lungi dall’essere semplice citazione, si è trasformato in tassello narrativo capace di restituire grazia, temperamento e verità artistica della diva, mentre un suo saluto video, accolto con commozione, ha suggellato il ponte ideale fra scena e mito.

Lo spettacolo, dopo il debutto del 2024 a Los Angeles alla presenza della stessa protagonista celebrata e la successiva tappa del 2025 a Chicago, ha trovato nella serata napoletana una densità emotiva ancora più intensa. Importante l’apporto registico e coreografico di Ettore Squillace, la cui scrittura gestuale ha accompagnato le linee melodiche, e quello musicale del maestro Ettore Gatta, autore di arrangiamenti capaci di coniugare tradizione e respiro sinfonico.

Tra gli interventi più applauditi l’ingresso di Lina Sastri che, evocando il film “Matrimonio all’italiana”, ha restituito voce e carne teatrale a un monologo tratto dalla eduardiana “Filumena Marturano”, per poi unirsi al tenore in un duetto denso di pathos. Subito dopo Gigi Finizio ha condiviso il palco con Esposito interpretando “Amore amaro” e “Caruso” di Lucio Dalla, mentre la voce luminosa di Mayssa Karaa ha impreziosito ulteriori pagine musicali insieme alla LAV Orchestra diretta con gesto saldo e partecipe da Ponti.

Di particolare intensità i racconti personali del direttore, autentici squarci di vita privata offerti con misura, e i contributi filmati con testimonianze di Plácido Domingo e Andrea Bocelli, cui si sono aggiunte rievocazioni di figure fondamentali nell’orbita artistica della diva: il produttore e marito Carlo Ponti, Clark Gable, Marcello Mastroianni, Eduardo De Filippo e il regista Vittorio De Sica, colui che la consegnò definitivamente alla storia del cinema.

Il momento di più intensa commozione si è manifestato quando Esposito ha ricordato il recente incendio del Teatro Sannazaro e la scomparsa di Vincenzo D’Agostino e Angela Luce, intonando poi la sua celebre canzone “Ipocrisia” come gesto di lutto trasformato in arte. Ne è scaturito uno spettacolo che ha superato la dimensione dell’omaggio per farsi rito collettivo di memoria e bellezza, dove la musica ha parlato con voce interiore e il mito si è rivelato sorprendentemente umano.

E forse proprio qui risiede il senso più profondo della serata: comprendere che la vera grandezza non sta nell’essere celebrati, ma nel continuare a vivere, invisibili e luminosi, nell’emozione di chi ascolta. La grande arte, quando è autentica, non appartiene al passato né al presente, dimora in uno spazio più alto, dove il ricordo diventa presenza e la presenza, misteriosamente, eternità.

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