martedì, Luglio 23, 2024

“Casa di Bambola”, commedia drammatica di Henrik Ibsen

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Scritta nel 1879 ad Amalfi, “Casa di Bambola” di Henrik Ibsen rappresenta una graffiante critica sui ruoli dell’uomo e della donna all’interno della vita coniugale durante l’epoca vittoriana.

di Giuseppe Giorgio – Scritta nel 1879 ad Amalfi, “Casa di Bambola” di Henrik Ibsen rappresenta una graffiante critica sui ruoli dell’uomo e della donna all’interno della vita coniugale durante l’epoca vittoriana. Fu lo stesso Ibsen, nei suoi primi appunti per la commedia, a scrivere: «Ci sono due tipi di leggi morali, due tipi di coscienze, una in un uomo e un’altra completamente differente in una donna. L’una non può comprendere l’altra; ma nelle questioni pratiche della vita, la donna è giudicata dalle leggi degli uomini, come se non fosse una donna, ma un uomo». Ed è partendo da ciò, che circa 140 anni dopo, la versione del lavoro vista al teatro Bellini con  Filippo Timi e Marina Rocco con la regia la traduzione e l’adattamento di Andrée Ruth Shammah, ribadisce ancora la magia di un testo che oltre a rimanere uno dei  più rappresentati nel mondo si conferma come uno dei più grandi misteri della drammaturgia mondiale. casa-di-bambola-_-fotoEsempio precorritore della lotta femminista, “Una casa di Bambola” nella messinscena firmata dalla Ruth, osserva la protagonista Nora, al di là del dubbio circa il suo ruolo di vittima o carnefice, totalmente immersa in quell’ambiguità che è tipica del testo ibseniano e pone il personaggio del marito, lo stimato dottor Torvald, in precario equilibrio tra i pregiudizi e l’irriconoscenza.  Per il pubblico, un dramma borghese senza tempo con le movenze di un giallo ad alta tensione ed un cast straordinaro che vede felicemente alla ribalta un multiforme Filippo Timi nel triplice ruolo del marito, del dottore e dell’usuraio ed una dirompente Marina Rocco nei panni della fragile e scaltra Nora. Grazie ad una sorta di analisi capace di esaminare i rapporti tra i vari personaggi che animano il testo di Ibsen e per effetto di una lunga serie di  situazioni sature di sentimenti, imbrogli, raggiri e ricatti, la regista Ruth, sembra gettare un ulteriore alone di mistero sulla vera natura di Nora. Ecco perchè lo spettacolo, notoriamente complicato, in questa edizione,  si muove felicemente tra il bene ed il male ed il buono ed il cattivo.  Con Nora la, moglie del dottor Torvald che falsifica, all’insaputa del marito, una firma necessaria per ottenere un prestito per salvargli la vita (ma ciò potrebbe non essere vero) il perfido Krogstad  che la ricatta e tutti i personaggi che danno vita alla arcinota vicenda, a materializzarsi è un lavoro in grado di accompagnare delicatamente lo spettatore all’interno della storia. Con la bella partecipazione di  Mariella Valentini, con Andrea Soffiantini, bambinaia en travesti, ed ancora, con Marco De Bella, Angelica Gavinelli e Paola Senatore, l’allestimento prodotto dal Teatro Franco Parenti e  dalla Fondazone Teatro della Toscana, piace e convince. Così come il mattatore Timi che non esita nell’arricchire i personaggi con la sua solita forza ai limti del controllo e l’intrigante Rocco che nelle vesti dell’astuta Nora, ci sta davvero a pennello.

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