Medici precari atipici: la realtà in Campania

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Medici precari atipici: una popolazione di medici che non fanno parte delle piante organiche, ma permettono agli ospedali di sopravvivere e costano allo Stato la metà dei medici funzionari.

di Maria Sordino – Negli ultimi 10 anni, in Italia, il numero dei camici bianchi con contratti di lavoro a termine è più che raddoppiato: da 3.527 a oltre 7.000. Praticamente una crescita di quasi il 100%. Una percentuale che, per quanto riguarda le donne medico, va moltiplicata per tre. Ad oggi i precari della sanità sono più di 10 mila. Le cause quali sono? I problemi nascono già all’Università. Ogni anno, gli iscritti alla facoltà di Medicina sono circa 10mila, con un tasso di laurea dell’86%, cioè circa 8 mila nuovi medici. Purtroppo i posti nelle scuole di specializzazione, ad oggi, sono circa 8 mila, se comprendiamo in essi anche i posti per la medicina generale. Il risultato è che circa 2000 medici l’anno restano fuori da sbocchi formativi che sono indispensabili per l’ingresso nel mondo del lavoro.

Se ci spostiamo in Campania, la situazione peggiora. Vantiamo infatti ad oggi ben quattro università con 595 posti in scuola di specializzazione ogni anno. Sforniamo quindi ogni anno poco più di 500 giovani medici. Considerando che nella nostra regione i percorsi di assunzione medici sono bloccati da 10 anni, che solo da poco, in maniera parziale, sembra essersi avviato quel processo di rinnovo della classe dirigente medica, che è tuttavia misero rispetto alle esigenze della popolazione e degli ospedali, diventa sempre più difficile soddisfare le richieste di salute della popolazione. Il blocco del turn-over, i piani di rientro, i commissariamenti, i tagli lineari, hanno prodotto un calo della qualità delle prestazioni sanitarie e un tasso di occupazione dei neo-specializzati inferiore al 50%, generando reparti affollati da giovani medici senza un preciso inquadramento ospedaliero e privando il territorio di un rinnovamento della categoria dei medici di famiglia, sempre più ricca di medici ormai prossimi alla pensione, senza la possibilità di essere sostituiti da giovani colleghi.

Un tentativo per risolvere la situazione e creare stabilizzazione precari sanità, è stato fatto con il decreto Madia, che stabilisce che i concorsi per le assunzioni a tempo indeterminato dei precari dovranno essere indetti entro il 31 dicembre 2018 e conclusi al 31 dicembre 2019 nel limite massimo del 50% delle risorse finanziarie disponibili per assunzioni a tempo indeterminato.

A marzo, però, l’ufficio personale dell’assessorato alla Salute ha di fatto bloccato qualunque iniziativa, in quanto «subordinata alla preventiva valutazione del Tavolo di verifica degli adempimenti del Piano di rientro e del comitato permanente per la verifica dei Lea e del Piano di fabbisogno».

Resta quindi una situazione critica a tutti i livelli, con ospedali in molti casi fatiscenti, sicuramente non idonei alla sicurezza del paziente e dell’operatore, dove esercitare la professione del medico, diventa sempre più complesso e, soprattutto, con il rischio che tra un decennio dovremo fare i conti con una sanità che involverà sempre più, a causa della mancanza di ricambio generazionale.