19-09-20 | 19:48

Alla ricerca del silenzio perduto: rischi e pericoli dell’antropofonìa

Attualità Alla ricerca del silenzio perduto: rischi e pericoli dell'antropofonìa
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di Maria Sordino – Le auto per strada, un aereo che decolla, il vociare della gente al mercato oppure in metropolitana.

Siamo totalmente immersi nel rumore, che non ci accorgiamo della sua assenza. Il silenzio è un’esperienza sensoriale ardua da provare e non solo in città. Se tentassimo di ricordare l’ultima volta che abbiamo ascoltato il silenzio, probabilmente avremmo non poche difficoltà.

Il silenzio ha provato a cercarlo un ecologo americano, Gordon Hempton, che da 35 anni percorre il mondo – microfono alla mano – militando silenziosamente per la protezione degli spazi sonori sempre più infestati dall’antropofonìa, i suoni di origine umana, arricchendo il suo archivio con migliaia di ore di “suoni dell’esistenza”. Non è alla ricerca del silenzio perfetto, interstellare – che come il vuoto assoluto significa soltanto assenza di vita – ma di qualcosa che non contenga il rumore costante degli umani, latrati di motore o musichette da supermercato, banca, ascensore.

Hempton è un cercatore di suoni “naturali” e di silenzi. Il progetto è poetico, ma il metodo per determinare una zona di silenzio è assolutamente scientifico. Il nostro orecchio percepisce rumori distanti anche venti chilometri e, secondo le sue rigorose misurazioni, “silenzio” significa assenza di suoni umani all’alba, per almeno 15 minuti consecutivi e in spazi grandi almeno 3mila chilometri quadrati. Abbastanza per creare un “effetto buffer” che attutisca il suono attorno a un punto centrale di assoluta tranquillità.

Viviamo in un mondo pieno di rumori, ma il silenzio è fondamentale per la nostra sopravvivenza. È in grado di infondere calma, di allontanare i pensieri negativi e non solo: secondo alcune ricerche, sarebbe in grado anche di migliorare sensibilmente la nostra vita e di avere un impatto positivo sulla salute, in particolare su quella del cervello.

Il giornalista Daniel A. Gross ha ricostruito sul sito “Nautilus”, in un articolo intitolato “This is your brain on silence”, l’importanza del silenzio per gli esseri umani, riportando alla luce alcune ricerche sul tema.

Che i rumori siano dannosi non è una novità: secondo uno studio del 2011 dell’Organizzazione mondiale della sanità, più di 3000 infarti ogni anno sarebbero causati proprio dall’inquinamento acustico. Già da tempo sono noti i collegamenti tra quest’ultimo e l’aumento dei disturbi del sonno e dei problemi cardiaci. I rumori infastidiscono, perché le onde sonore penetrano nell’orecchio e la vibrazione viene convertita in segnali che il cervello riceve, reagendo immediatamente. Lo stato continuo d’allerta del cervello porta al rilascio di cortisolo, l’ormone dello stress: per questo motivo, le persone che vivono in ambienti molto rumorosi tenderebbero a sentirsi più agitate e ansiose del normale.

Il silenzio sarebbe dunque da preferire. L’assenza di rumore, tra l’altro, calma i nervi e favorisce l’immaginazione: quando ascoltiamo una canzone e poi questa si interrompe improvvisamente, noi continuiamo lo stesso a cantarla nella mente.

Questo significa che la mancanza di input, dunque, sembra essere essa stessa un input. “La libertà dai rumori permette alla nostra coscienza di crearsi lo spazio giusto per fare le sue cose, per tessere ciò che siamo nel mondo e aiutarci a scoprire dove collocarci – spiega il giornalista D.A. Gross -. Ecco il potere del silenzio.”

Ma dove trovare sul pianeta terra il silenzio perfetto? Il candidato migliore sembrava essere l’Antartide, ma neanche laggiù gli aeroplani, le barche, i generatori diesel delle basi scientifiche – il cui rombo si sente fino a 30 chilometri – sono abbastanza lontani. Gli aerei sono i principali colpevoli: il rumore dei motori viaggia fino a 150 chilometri e non c’è altitudine che li tenga distanti.

E allora? “Quello che rischiamo di perdere nel mondo di oggi è la capacità di ascoltare veramente – sostiene l’ecologo americano G. Hempton -. Vorrei che ognuno di noi potesse meditare cullato dal fruscio del vento tra le foglie, il cinguettio degli uccelli e il rombo della tempesta, senza il sottofondo di rumori umani.” Ma dove?

 

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