Ancora un grande successo di pubblico per il Massimo napoletano, che ha registrato il “tutto esaurito” per la serata di sabato 14 marzo 2026, ospiti il direttore d’orchestra Fabio Luisi e il celebre pianista veneziano Alessandro Taverna .
Ascoltare musica dal vivo è senza dubbio una della esperienze più belle ed esaltanti che un individuo possa provare, perché suscita sugli ascoltatori curiose emozioni e brulicanti sensazioni, senza compromessi, senza “misteri”, tuttavia alcuni, forse quelli più esigenti, si recano ad un concerto solo perché dirige un certo direttore d’orchestra o si esibisce un particolare solista o, magari, solo per ascoltare un particolare compositore o un suo specifico lavoro.
Ebbene, il concerto di sabato 4 marzo ha riunito in una sola serata tutte queste specifiche caratteristiche, regalando al numeroso publico presente, un’altro spettacolo di grande emozione, aggiungiamoci, poi, una location d’eccezione come quella del “nostro” Teatro San Carlo, e il gioco è fatto. Per la Stagione di Concerti 2025/ 2026, e in data unica, il Massimo napoletano ha registrato un graditissimo ritorno per due grandi artisti, molto amati dal pubblico del San Carlo e dall’Orchestra omonima: Il direttore Fabio Luisi e il pianista Alessandro Taverna, impegnati in un interessante programma di sala.

Due nomi di grande richiamo nel vasto panorama artistico internazionale: direttore d’orchestra di fama internazionale e vincitore di un Grammy Award, Fabio Luisi è attualmente Direttore Musicale della Dallas Symphony Orchestra, Direttore Principale della Danish National Symphony Orchestra e della NHK Symphony Orchestra di Tokyo, nonché Direttore Emerito dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI di Torino. Già Direttore Principale della Metropolitan Opera di New York e dei Wiener Symphoniker, vanta prestigiosi premi discografici, tra cui il Premio Abbiati, e alte Onorificenze di Stato.

Affermatosi a livello internazionale al Concorso di Leeds nel 2009, Alessandro Taverna è oggi uno dei pianisti più geniali della sua generazione, ospite regolare nelle sale da concerto e nei teatri più prestigiosi del mondo, dal Teatro alla Scala al Musikverein di Vienna, fino al Lincoln Center di New York, collaborando con direttori quali Maazel, Chailly, Chung e Harding.
Insignito nel 2012 del Premio Presidente della Repubblica per meriti artistici, affianca a una fitta attività concertistica, cameristica e discografica anche la direzione artistica del prestigioso Festival Internazionale di Musica di Portogruaro. Per questo suo apprezzato ritorno al Teatro San Carlo, Taverna ha deciso di proporre una delle pagine più belle e intense di Mozart, il Concerto n. 21 in do maggiore per pianoforte e orchestra K. 467, il secondo dei tre grandi concerti nati nel 1785, il K. 466 in re minore e il K. 488 in la maggiore: il primo di questi due (il K. 466, il n. 20) fu addirittura concepito appena quattro settimane prima del K. 467, che fu composto per “l’Accademia del 12 marzo” registrando un successo straordinario.
Il medesimo che si è consumato sabato 14 marzo, con l’eccellente interpretazione dello stesso Taverna, che ne ha evidenziato l’eleganza e la luminosità di una scrittura complessa che si inseriva in un momento felice della complicata vita del compositore salisburghese. Grande emozione, inoltre, per il celeberrimo Andante, una delle pagine più note e struggenti che Mozart abbia composto nel corso della sua breve ma intensissima vita, con i suoi meravigliosi archi in sordina e le terzine quasi esitanti, che accompagnano il notissimo tema, una sorta quasi di leggiadra cantilena, eseguita con un tocco e una “pulizia” di estrema perfezione stilistica, la stessa che stata prodotta anche nelle due cadenze, inserite (naturalmente) alla fine del primo e del terzo movimento.
A tal proposito voglio riportare un’interessante osservazione di Piero Rattalino “Sono ben sei le idee che il pianoforte espone nel primo gruppo tematico. (…) il primo tema si apre come una scatola cinese e fa seguire un’idea all’altra, fino alla sesta idea in minore (tonalità). Mi piace inoltre ricordare che questo “Andante” fu inserito come commento musicale al film “Elvira Madigan” del 1967, del regista svedese Gunnar Widerberg, detto Bo, con al piano Géza Anda. Taverna, inoltre, ha potuto contare anche e soprattutto di una lusinghiera direzione del M° Luisi, che ha preparato con estrema abilità l’Orchestra del Teatro San Carlo, molto concentrata e attenta – ottimo il primo clarinetto e il primo violoncello – e con un intesa perfetta con il solista che si è congedato dal pubblico del Teatro San Carlo con un brillante pezzo di Moszkowski: ancora ricordo il suo meraviglioso e travolgente bis dell’anno scorso, con la celebre “Toccata” di Gulda.
Per la seconda parte della serata, è stata scelta la penultima Sinfonia di Beethoven, l’Ottava in fa maggiore, op. 93: sicuramente la più controversa e forse la meno amata dal pubblico che sembra preferirla a quelle più note e spettacolari del compositore di Bonn. Quando fu seguita, nel febbraio 1814 a Vienna, non fu molto apprezzata, forse perché offuscata dalla precedente Settima, il cui “allegretto” del secondo movimento fu definito da Wagner “apoteosi della danza”. Tuttavia, questo lavoro di Beethoven rispecchia quelle che sono le caratteristiche peculiari della “sinfonia” di Haydn e Mozart e, se pur nella sua insolita brevità, resta una grande prova di ingegno musicale.
Una prova che Luisi evidenzia attraverso il suo meticoloso lavoro con l’Orchestra del San Carlo, con la quale riesce ad ottenere un suono compatto e pulito, grazie anche alle eccellenti prime parti che, oltre a quelle già citate, aggiungo anche gli ottoni, il primo fagotto e le percussioni, il cui lavoro esecutivo viene completato dal cuore dell’orchestra, i cui archi danno prova di alta concentrazione e lusinghiera simbiosi con il direttore. La mancanza di un “ampio respiro” – un movimento lento, un andante o un adagio – all’interno dei quattro movimenti di questa sinfonia, è senza dubbio un altro elemento interessante che la contraddistingue dalle altre otto sinfonie beethoveniane.
Le ottime doti di direttore d’orchestra di Luisi, legate alla sua grande esperienza conquistata sul “campo” dei più grandi teatri del mondo, fanno ben sperare per un prossimo e non troppo lontano ritorno sul podio del Teatro San Carlo, auspicando magari ad una sua definitiva conferma come direttore stabile del Massimo napoletano: forse il pubblico lo apprezzerebbe molto.
