Con una prestigiosa formazione di grandi musicisti di livello internazionale, sabato 8 agosto, si è conclusa sul belvedere di Villa Rufolo, la “tre giorni” dedicata al Jazz, con un doveroso omaggio a Miles Davis, a 100 anni dalla nascita.
Una delle caratteristiche peculiari del Ravello Festival, la storica manifestazione di punta della Costiera Amalfitana che ogni anno richiama un appassionato e numeroso pubblico internazionale, è senza dubbio quella di spaziare nei più svariati generi musicali, proponendo anche musica non necessariamente legata alla tradizione classica, per la quale questo fortunato festival è nato. Mi riferisco alle tre splendide serate proposte in questo ultimo weekend, da venerdì 6 a sabato 8 agosto, dedicate alla musica Jazz.

Nell’ultima serata, il Ravello Festival ha ospitato un eccezionale sestetto composto da Domenico Sanna alle tastiere, Roberto Terenzi al pianoforte, Carlo Fimiani alla chitarra, Jeff Ballard alla batteria, Rick Mangitza al Sassofono e Dario Deidda al basso, che ha fatto gli onori di casa per ovvi motivi “territoriali” presentando il gruppo e la serata di Jazz dedicata interamente a Miles Davis, nel centenario della sua nascita, dopo aver eseguito “Budo” un celebre brano be-bop e cool jazz scritto da Miles Davis e Bud Powell, inciso nel 1949 e inserito nel celeberrimo album “Birth of the cool” dove sono presenti tra l’altro Lee Konitz, Gerry Mulligan e Max Roach.
Dalle prime note di questo celebre standard jazzistico, ci siamo subito accorti che c’era una favorevole e magica atmosfera dovuta non solo all’eccellente abilità dei musicisti presenti, ma anche da una particolare “influenza” legata alla magia del luogo che, a quanto pare, si adatta perfettamente anche alla musica Jazz. Lasciati gli anni ’50 con il pezzo “Budo”, il sestetto ha eseguito due celebri pezzi di una pietra miliare del Jazz di tutti i tempi “Kind of Blue” senza dubbio l’album più ammirato e conosciuto della storia del jazz: “So What” e “All Blues”.
Dopo una lunga introduzione del basso elettrico di Deidda, l’assolo travolgente del grande Margitza, il sassofonista statunitense che nel 1988 suonò proprio con Miles Davis, ci ha offerto una lucida e toccante prova delle sue spiccate capacità virtusosriche, che il suo strumento ha così bene prodotto, grazie alla sua lunga e lusinghiera carriera artistica che lo visto collaborare con musicisti del calibro di Tony Williams e Chick Corea. Percorrendo gli anni ’60, il sestetto ha voluto proporre brani legati al fantastico periodo quando Davis suonava nel Quintetto con Herbie Hancock, proponendo tra l’altro anche il celebre “Pinocchio” affidato prima al pianoforte di Domenico Sanna (che ha temporaneamente abbandonato le tastiere) per poi proseguire con gli interventi al basso elettrico, alla batteria, fino al magico Sax di Margitza.
Proseguendo in questo incredibile viaggio nella musica e nell’evoluzione della stessa di Miles, arriviamo alla fine degli anni ’70, e cioè alle sonorità del jazz-funk fusion, a cui appartiene il pezzo eseguito: “It Gets Better” quando Miles collaborava con il chitarrista Jonh Scofield e il sassofonista Bill Evans, affidato alla suadente chitarra di Carlo Fimiani che ha regalato al pubblico presente un’esecuzione di grande e superba professionalità. Subito seguito dal brano “Directions” che è anche il titolo di un album antologico che Miles Davis pubblicò nel 1981, dove sono presenti tutta una serie di brani registrati dal 1960 al 1970, in cui il celebre trombettista americano lo troviamo in una fase della sua vita artistica che potremmo definire “sperimentale”.
Miles Davis è senza dubbio una figura chiave e fondamentale del jazz e della musica popolare mondiale, e i sei ottimi musicisti, diversi per fama e formazione, ci hanno regalato un “piccolo” spaccato di vita artistica non facile, visto che Davis ha all’attivo l’incisione di più di 100 album, tra i quali voglio ricordare anche quello per le musiche scritte apposta per il capolavoro cinematografico di Louis Malle “Ascenseur pour l’échafaud” (Ascensore per il patibolo) con una meravigliosa e indimenticabile Jeanne Moreau.
Dedicare una serata ad un musicista così importante e leggendario come Miles Davis non è facile, ma nemmeno impossibile, e il sestetto del Ravello Festival lo ha dimostrato egregiamente, con una rilettura efficace e convincente di alcuni dei suoi (di Davis) capolavori più noti, evidenziandone lo sviluppo e la crescita artistica in un perfetto viaggio cronologico che ha reso ancora più chiaro ed evidente i numerosi passaggi tra i vari generi musicali affrontati nel corso della serata ravellese.
L’entusiasmo del pubblico e la promessa di Deidda, prima dell’ultimo brano in programma, hanno decretato anche l’unico bis della serata: un brano di George Gershwin tratto della sua unica opera “Porgy and Bess” dal titolo “My Man’s gone now” che nell’opera citata è affidata al personaggio di Serena (soprano) moglie di Robbins (tenore), con il quale il sestetto si è congedato dal pubblico che gli ha tributato una vera e propria ovazione, che ha sancito l’ennesimo successo per questa meravigliosa 74esima edizione del Ravello Festival 2026, che continua ancora con altri importanti appuntamenti fino all’inizio di settembre, di cui voglio segnalare quelli del 29 agosto con la “Gustav Mahler Jugendorchester”, del 30 agosto con il direttore John Eliot Gardiner e infine con l’ultimo, quello del 5 settembre, con Simon Rattle.
