domenica, Febbraio 22, 2026

Addio ad Angela Luce, l’ultima grande canzone di Napoli

Un sole gentile, quasi trattenuto dinanzi alla solennità dell’istante, ha accompagnato il commiato della città alla sua Angela Luce, prediletta interprete di canto e scena, venuta alla luce il 3 dicembre 1937 e ora affidata alla quiete senza tempo. Dalla camera ardente allestita nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino fino alla chiesa degli artisti in Piazza Trieste e Trento, il saluto non ha assunto la forma di una cerimonia, ma quella di un canto corale, denso di ricordi e velato di pianto.

Con l’immaginazione era possibile scorgere, accanto al suo feretro, i grandi spiriti che ne segnarono la rotta: Eduardo De Filippo, Peppino De Filippo, Totò, Nino Taranto, Giuseppe Patroni Griffi, Pier Paolo Pasolini: una platea celeste pronta ad accoglierla tra applausi che nessun orecchio umano può udire. E sopra ogni voce, come un filo d’oro musicale, si levava l’eco di Peppino Gagliardi, l’amore della sua vita, che cantava sommessamente: «Come le viole anche tu ritornerai».

In una Napoli già ferita dal recente rogo del Teatro Sannazaro di Luisa Conte, questa perdita è parsa un secondo colpo al petto d’una città che fatica a ritrovare tra i viventi la statura dei suoi titani. Nella chiesa di San Ferdinando ha presieduto la celebrazione Sua Eccellenza Monsignor Gaetano Castello, con il rettore Enrico Ferrara, e i frati francescani di San Pasquale a Chiaia: il cancelliere diocesano Padre Luigi Ortaglio e Padre Antonio Vellutino, da anni guida spirituale dell’artista.

Ed è stato lo stesso Padre Ortaglio, con accento partecipe e solenne trasporto, a dare voce dall’altare al messaggio dell’arcivescovo di Napoli Don Mimmo Battaglia, rendendolo parola viva e condivisa nell’abbraccio corale dei partecipanti e degli artisti presenti.

Tra la folla commossa si riconoscevano il sindaco Gaetano Manfredi, l’assessore regionale Ninni Cutaia, l’assessore comunale Teresa Armato che in mattinata aveva accolto la salma all’arrivo a Castel Nuovo, l’ex assessore Nino Daniele e Luciano Schifone. Accanto a loro un coro d’arte e di affetto: Lina Sastri, Enzo Gragnaniello, Peppe Barra, Caterina De Santis, Massimo Andrei, Valentina Stella, Benedetto Casillo, Pippo Noviello, Panama Lorenzo Marcello, Romeo Barbaro, Enzo Imparato, Giacomo Rizzo, Magda Mancuso, Leonardo Ippolito, Tina Barone, Gino Morelli, Anna Merolla, Massimo Masiello, Fortunato Calvino, Mario Aterrano, Ciro Capano, Fulvio Pastore, Thayla Orefice, Antonio Sciotti tra gli artefici di una biografia dedicata all’artista, Raffaella Castaldi, Leonardo Barbareschi, Emidio Ausiello, Mario Maglione.

Al termine, il sax di Marco Zurzolo ha liberato nell’aria “Bammenella” di Raffaele Viviani, e proprio su quelle note si stagliava la presenza della popolare Tarantina, quasi incarnazione dei vicoli appartenuti alla sofferente Ines di “Toledo di notte” evocata dal suono, come se la musica ne avesse richiamato l’anima dai bassi e dalle corti della memoria. Dall’altare l’autrice Giovanna Castellano, accanto alla cantante e attrice nei suoi ultimi anni e sua referente artistica, ha letto parole destinate a restare: «Poche persone lasciano un segno profondo come Angela Luce, da sempre anima viva di una Napoli eterna».

E alla fine, mentre il corteo si disperdeva, pareva che la città intera comprendesse una verità antica: gli artisti non muoiono quando cessano di respirare, ma quando tace la memoria. Finché una sola voce canterà una sua strofa, fosse quella dolente di “Ipocrisia”, o l’eco popolare de “L’ultima Tarantella”, o la grazia senza tempo di “Maggio si tu”. Finché uno schermo restituirà il suo volto nei fotogrammi di “Signori si nasce” o di “Amore Molesto”, finché un sipario si aprirà evocando la sua ombra luminosa, Angela Luce non sarà consegnata alla notte bensì alla leggenda.

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