Pozzuoli: l’antica città flegrea lancia la candidatura a Capitale dell’Arte Contemporanea 2028, trasformando il bradisismo in risorsa culturale.
Da oltre venti secoli il territorio di Pozzuoli sperimenta una convivenza unica con una terra instabile e in perenne mutamento geologico. Questa specifica condizione legata al fenomeno del bradisismo è diventata il pilastro portante del dossier “La Città delle fragilità creative“, la proposta ufficiale che punta a far ottenere all’antico centro flegreo il titolo di Capitale italiana dell’Arte Contemporanea per l’anno 2028. L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Luigi Manzoni, mira a convertire questa storica vulnerabilità territoriale in una leva di riscatto e di sviluppo sul piano sociale, civile e culturale.
Un laboratorio internazionale fondato sull’identità flegrea
I dettagli relativi a questa importante ambizione culturale sono stati diffusi dall’agenzia di stampa Ansa. Secondo quanto si legge nei lanci dell’Ansa, l’idea è stata sviluppata dal direttore generale Paolo Lubrano insieme al curatore artistico Francesco Cascino, al regista Luigi Pingitore e a un gruppo di esperti guidati da Pierpaolo Forte. L’obiettivo degli ideatori è fare di Pozzuoli una piattaforma internazionale in cui i linguaggi visivi contemporanei fungano da collante tra l’archeologia, il tessuto produttivo, la ricerca scientifica e la cittadinanza, dimostrando come la precarietà di un luogo possa trasformarsi in una fonte di energia e di spinta progettuale.
Installazioni permanenti e grandi firme internazionali nei luoghi simbolo
Il programma prevede il coinvolgimento attivo dell’intera area urbana, partendo dallo storico Rione Terra e dall’Anfiteatro Flavio, fino ad arrivare ai quartieri nati dopo le evacuazioni causate dalle crisi sismiche degli anni Ottanta. Ventiquattro esponenti di rilievo della scena artistica globale — tra i quali figurano nomi come Alves, Barry, Gillick, Hirschhorn, Paolini e Rondinone — saranno chiamati a relazionarsi con la storia locale per dare vita a opere permanenti che entreranno a far parte del patrimonio pubblico di Pozzuoli. Si tratta di creativi selezionati per la loro spiccata sensibilità verso la dimensione pubblica dell’estetica, la tutela del paesaggio e i mutamenti delle comunità.
Una rete di istituzioni e il Patto delle Città Fragili
La corsa verso il titolo del 2028 è sostenuta da un’ampia rete di collaborazioni di altissimo profilo scientifico e accademico. Accanto al Comune di Pozzuoli e al Parco archeologico dei Campi Flegrei, figurano infatti istituzioni come l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), l’Università Federico II e L’Orientale di Napoli. All’interno del piano strategico è prevista anche la nascita del “Patto delle Città Fragili”, un coordinamento transnazionale volto a collegare tra loro tutte quelle realtà geografiche che condividono fragilità di tipo sociale o geofisico, trasformando una ferita naturale in una matrice di connessione globale.
