A due settimane dalla morte del piccolo Domenico, l’ospedale napoletano torna al centro della cronaca. L’Azienda dei Colli fa il punto sulle richieste di trasferimento degli operatori di Cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Monaldi.
Il Monaldi di Napoli non esce dai riflettori. A distanza di due settimane dalla morte del piccolo Domenico Caliendo, deceduto dopo il trapianto di un cuore danneggiato, l’ospedale torna al centro della cronaca con una serie di sviluppi interni.
Nel pomeriggio di ieri è emersa la notizia delle dimissioni che sarebbero state presentate dal direttore amministrativo dell’Azienda ospedaliera dei Colli, dalla quale dipende il Monaldi. Nel giro di poche ore, tuttavia, il dirigente avrebbe ritirato le proprie dimissioni. L’azienda ha precisato che la scelta iniziale sarebbe stata motivata da ragioni personali e familiari, estranee alla vicenda del bambino, e che il ritiro sarebbe avvenuto nella consapevolezza della delicatezza del momento e della necessità di garantire continuità amministrativa e organizzativa alla struttura.
Il disagio in sala operatoria e i provvedimenti disciplinari
Sempre nella giornata di ieri l’Azienda ospedaliera dei Colli ha diffuso una nota sul clima di disagio che si è creato tra gli operatori impegnati nella sala operatoria di Cardiochirurgia pediatrica, dopo il trapianto eseguito il 23 dicembre scorso su Domenico Caliendo.
L’azienda ha reso noto che “tutte le segnalazioni, unitamente alle richieste di trasferimento presentate da alcuni operatori, sono state immediatamente trasmesse alla Medicina del Lavoro e al Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione affinché venisse valutata la possibile correlazione con situazioni di stress lavorativo, anche in relazione al tragico evento verificatosi. Gli stessi atti sono stati contestualmente trasmessi all’Ufficio Procedimenti Disciplinari che, all’esito di una valutazione complessiva dei fatti e dei comportamenti successivamente tenuti, ha ritenuto di adottare provvedimenti cautelari di sospensione dal servizio e dall’incarico, di particolare gravità, differenziando le posizioni dei medici coinvolti”
