Tra gli interventi più applauditi l’ingresso di Lina Sastri che, evocando il film “Matrimonio all’italiana”, ha restituito voce e carne teatrale a un monologo tratto dalla eduardiana “Filumena Marturano”.
Al Teatro Augusteo per il concerto spettacolo “Celebrando Sophia Loren” si è avvertita sin dall’inizio una sensazione rara, quasi che la presenza evocata fosse reale e tangibile, come se l’aria stessa custodisse il respiro della grande diva.
Per il pubblico non una semplice esecuzione musicale e canora, ma una cerimonia sentimentale e artistica, un congegno scenico di memoria viva in cui suono, parola e immagine hanno composto un mosaico emotivo di raffinata tessitura. Protagonisti dell’omaggio, Pasquale Esposito e il direttore Carlo Ponti Jr., figlio della Loren e quindi depositario di un patrimonio affettivo trasformato in gesto musicale condiviso con la platea.
L’incontro tra i due artisti, l’uno tenore e passionale interprete partenopeo acclamato oltreoceano, l’altro guida orchestrale di lignaggio internazionale, ha generato una narrazione sonora di forte suggestione, capace di fondere lirismo, canzone d’autore e memoria cinematografica in un racconto unitario.
Il repertorio scelto, amatissimo dalla Loren, ha assunto valore di autobiografia in musica: “Il mondo”, “Arrivederci Roma”, memoria della città natale lasciata dopo appena quindici giorni per trasferirsi a Pozzuoli, “La voce del silenzio”, “Marechiaro”, “Tu vuò fa l’americano”, “Meraviglioso”, “Funiculì Funiculà”, “Un amore così grande”, “Nessun dorma”. Ogni brano, lungi dall’essere semplice citazione, si è trasformato in tassello narrativo capace di restituire grazia, temperamento e verità artistica della diva, mentre un suo saluto video, accolto con commozione, ha suggellato il ponte ideale fra scena e mito.
Lo spettacolo, dopo il debutto del 2024 a Los Angeles alla presenza della stessa protagonista celebrata e la successiva tappa del 2025 a Chicago, ha trovato nella serata napoletana una densità emotiva ancora più intensa. Importante l’apporto registico e coreografico di Ettore Squillace, la cui scrittura gestuale ha accompagnato le linee melodiche, e quello musicale del maestro Ettore Gatta, autore di arrangiamenti capaci di coniugare tradizione e respiro sinfonico.
Tra gli interventi più applauditi l’ingresso di Lina Sastri che, evocando il film “Matrimonio all’italiana”, ha restituito voce e carne teatrale a un monologo tratto dalla eduardiana “Filumena Marturano”, per poi unirsi al tenore in un duetto denso di pathos. Subito dopo Gigi Finizio ha condiviso il palco con Esposito interpretando “Amore amaro” e “Caruso” di Lucio Dalla, mentre la voce luminosa di Mayssa Karaa ha impreziosito ulteriori pagine musicali insieme alla LAV Orchestra diretta con gesto saldo e partecipe da Ponti.
Di particolare intensità i racconti personali del direttore, autentici squarci di vita privata offerti con misura, e i contributi filmati con testimonianze di Plácido Domingo e Andrea Bocelli, cui si sono aggiunte rievocazioni di figure fondamentali nell’orbita artistica della diva: il produttore e marito Carlo Ponti, Clark Gable, Marcello Mastroianni, Eduardo De Filippo e il regista Vittorio De Sica, colui che la consegnò definitivamente alla storia del cinema.
Il momento di più intensa commozione si è manifestato quando Esposito ha ricordato il recente incendio del Teatro Sannazaro e la scomparsa di Vincenzo D’Agostino e Angela Luce, intonando poi la sua celebre canzone “Ipocrisia” come gesto di lutto trasformato in arte. Ne è scaturito uno spettacolo che ha superato la dimensione dell’omaggio per farsi rito collettivo di memoria e bellezza, dove la musica ha parlato con voce interiore e il mito si è rivelato sorprendentemente umano.
E forse proprio qui risiede il senso più profondo della serata: comprendere che la vera grandezza non sta nell’essere celebrati, ma nel continuare a vivere, invisibili e luminosi, nell’emozione di chi ascolta. La grande arte, quando è autentica, non appartiene al passato né al presente, dimora in uno spazio più alto, dove il ricordo diventa presenza e la presenza, misteriosamente, eternità.
