martedì, Febbraio 24, 2026

Napoli, diretta social per sbeffeggiare un uomo: identificato 11enne

Protagonisti della diretta social alcuni ragazzini di 11 anni a Secondigliano. La vicenda segnalata alla Procura e ai servizi sociali.

Un minuto e 50 secondi di diretta social diventano una gogna pubblica. A riprendere tutto, uno smartphone impugnato da un ragazzino di 11 anni. A intervenire, i Carabinieri della stazione di Secondigliano.

La diretta e la “gogna”

Tutto accade nei pressi di un centro commerciale a Napoli. Un gruppo di ragazzini, tutti sotto i 12 anni, nota un uomo tra i 60 e i 65 anni.

L’uomo appare in evidente stato di difficoltà. Non è chiaro se si tratti di problemi psichici, di uno stato di ebbrezza o dell’effetto di sostanze. Sta di fatto che non sembra pienamente presente a sé stesso.

Parte la diretta social. Insulti, parolacce e risate fanno da colonna sonora. I ragazzi si avvicinano sempre di più, parlano con lui, lo incalzano. La vittima non reagisce e continua a camminare. Un raggio laser rosso viene puntato sulla sua schiena.

La scena prosegue fino al parcheggio del centro commerciale, dove sono presenti diverse persone. Nessuno interviene.

Davanti alle porte scorrevoli dello shopping center, uno dei ragazzini lancia sulla testa dell’uomo dei fili di coriandoli raccolti da terra. Poi il video si interrompe. In meno di due minuti il filmato diventa virale.

L’indagine e l’identificazione

I Carabinieri, impegnati in attività di web patrolling, intercettano il video. Il profilo da cui è stato pubblicato viene individuato rapidamente.

Chi ha postato la diretta ha 11 anni ed è residente a Secondigliano.

I militari identificano il nucleo familiare e, trattandosi di un minore non imputabile per età, segnalano la vicenda alla Procura di Napoli, alla Procura per i minorenni e ai servizi sociali.

Un campanello d’allarme

Il caso riaccende i riflettori su un fenomeno sempre più diffuso: l’uso distorto dei social da parte dei giovanissimi.

Non è solo una bravata. È esposizione pubblica di una persona fragile, trasformata in bersaglio per ottenere visualizzazioni e consensi.

Il punto non è solo penale. È educativo. Senza un intervento serio di famiglia, scuola e istituzioni, questi episodi rischiano di diventare normalità.

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