Erano le sei di un mattino febbrile di pioggia quando il teatro, il cinema e la canzone partenopea hanno visto spegnersi la loro sovrana: a ottantasette anni, vinta da un’insufficienza cardiaca aggravata da sofferenze renali e respiratorie, si è eclissata una figura monumentale, una voce che sembrava forgiata nel metallo nobile della tradizione.
Cantante, attrice, diva nel senso antico e sacrale del termine, esordì appena quattordicenne alla Piedigrotta Bideri con la canzone “Zi Carmilì”: un’apparizione precoce, già dominata da timbro limpido e potenza scenica. Di lei si disse che fosse nata con il destino cucito addosso, e forse fu vero. Per molti resterà la voce di “Bammenella”, il capolavoro vivianeo che rilanciò prima con Giuseppe Patroni Griffi e poi, negli anni Duemila, accanto al sax di Marco Zurzolo, trasportando la tragica prostituta sui marciapiedi di New York.
John Turturro volle quella voce nel film “Passione”, in una sequenza in bianco e nero incastonata come reliquia dentro un affresco di colori. Il cinema l’aveva già accolta: dal celebre bacio sul seno di Totò in “Signori si nasce” di Mario Mattoli al “Il Decameron” di Pier Paolo Pasolini, fino a “L’amore molesto” di Mario Martone, che le valse il David di Donatello e una nomination per la Palma d’Oro a Cannes e “La seconda notte di nozze” di Pupi Avati. Eppure la canzone rimase il suo regno.
Nel 1975 sfiorò con non poche ingiustizie la vittoria sanremese con “Ipocrisia” di Pino Giordano e Eduardo Alfieri, interpretazione melodrammatica e memorabile. Recitò nelle sceneggiate accanto a Mario Merola e condivise set con giganti come Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio De Sica e Renato Pozzetto. Cantò Libero Bovio e Salvatore Di Giacomo, Edoardo Nicolardi, Ernesto Murolo ed E.A. Mario, interpretò “La leggenda del lupino” riscoperta da Roberto De Simone.
Ricordava spesso l’incontro decisivo con Eduardo grazie a Ugo D’Alessio: «Che vi siete preparata?» le chiese il maestro. «Due poesie, una di Salvatore di Giacomo e l’altra di Garcia Lorca» rispose timida. E lui, ridendo dopo averla ascoltata pronunciare Lorca con zelo castigliano: «Chiammate a Cardillo (l’amministratore) e facite ‘o contratto».
Entrò così nella compagnia del grande autore e prese parte alla storica scarpettiana e allo sceneggiato “Peppino Girella” nel ruolo della cassiera Donna Clotilde. Anche con il fratello Peppino la Luce ebbe una grande esperienza artistica lavorando nella “Metamorfosi di un suonatore ambulante”. Preziose le sue prove con Nino Taranto e in televisione con Sandro Bolchi nello sceneggiato “Il cappello del prete”.
Il pittore Aligi Sassu la volle musa per due opere, una intitolata Angela. Di Totò raccontava: «Nelle pause mi faceva cantare e considerato i problemi di vista, domandava: “Ma comm’è, è ‘na bella guagliona?”». E del proprio talento confessò: «Ho scoperto la mia bravura attraverso l’invidia e la cattiveria degli altri…mi hanno fatto piangere senza mazzate». Fu diretta da maestri quali Luchino Visconti, Federico Fellini, Steno, Comencini, Franco Rossi, Mattoli, Bragaglia. Negli ultimi tempi lo spettacolo di Thayla Orefice, rappresentato anche al Teatro Trianon e al Teatro Bracco, ne rievocava la leggenda.
Ospite negli anni delle trasmissioni di Paolo Limiti, e di “Domenica In” di Pippo Baudo, in un’intervista a “Verissimo” nel maggio 2025, si era commossa ricordando il suo ex compagno Peppino Gagliardi. «Siamo stati fidanzati due anni. Mi innamorai follemente di lui, l’ho amato veramente e credo anche lui» aveva ricordato la cantante. «Lui piaceva, gli piacevano le donne. Mi fece un torto che non riuscii a perdonare: mi tradì. Pur amandolo, non lo perdonai».
Da quindici anni nel mese di settembre, per devozione, partecipava alla “Serenata alla Madonna”, organizzata da Benedetto Casillo nella chiesa di Piedigrotta. Nel gennaio del 2025 fu ospite nella Sala Zuccari del Senato a Roma per un omaggio a lei dedicato mentre a dicembre scorso le è stato assegnato un importante omaggio alla sua carriera da parte dell’Ischia Film & Art Festival Luchino Visconti.
Con lei si chiude una stagione dorata, un atlante sentimentale di melodie, palcoscenici e pellicole. Eduardo scrisse di lei: «Canta cu l’uocchie e ‘ca voce». Ora che quella voce si è spenta, resta inciso nella storia dello spettacolo il nome di una donna che trasformò l’arte in destino e il destino in canto eterno. I napoletani potranno renderle l’ultimo omaggio presso la camera ardente allestita questa mattina dalle 9.00 alle 12.00 nella Sala dei Baroni al Maschio Angioino. Seguiranno i funerali alle ore 12.30 nella Chiesa di San Ferdinando, detta “degli Artisti”, in Piazza Trieste e Trento.
