Andrea Bocelli è l’ultimo super ospite di Sanremo 2026: Carlo Conti annuncia il gran finale dedicato a Pippo Baudo.
Il mosaico degli ospiti d’onore per l’edizione 2026 del Festival di Sanremo è finalmente terminato. Durante l’appuntamento domenicale con Domenica In, Carlo Conti ha svelato l’ultimo prestigioso tassello: sarà Andrea Bocelli a nobilitare il palco dell’Ariston durante la serata conclusiva. Una scelta che non è solo artistica, ma profondamente simbolica, volta a celebrare le radici della musica italiana e la storia stessa della kermesse.
Un cast stellare e il tributo a una leggenda
Il celebre tenore si unisce a una lista di nomi che rappresenta il meglio della discografia nazionale, affiancando stelle del calibro di Laura Pausini, Tiziano Ferro, Eros Ramazzotti e Achille Lauro. Come evidenziato dalle dichiarazioni raccolte da Adnkronos, Conti ha voluto sottolineare il filo conduttore di queste scelte: omaggiare Pippo Baudo. Bocelli, Ramazzotti e Pausini rappresentano infatti la “triade” di talenti scoperti e lanciati dallo storico presentatore siciliano, a cui questa edizione è idealmente dedicata.
Il direttore artistico del festival di Sanremo si è detto sereno e fiducioso nel lavoro svolto, confidando che i trenta brani in gara riescano a conquistare il pubblico e le classifiche, supportati da una squadra di compagni di viaggio che definisce “meravigliosi”.
Sanremo 2026 tra soddisfazioni istituzionali e chiarimenti necessari
Oltre all’annuncio musicale, Conti ha condiviso l’emozione per l’incontro al Quirinale con il Presidente Sergio Mattarella, definendolo il punto più alto del suo percorso professionale. Un momento di riconoscimento per l’intera industria discografica che ha riempito d’orgoglio il conduttore toscano.
Non è mancata, tuttavia, una parentesi dedicata alle recenti discussioni mediatiche. Conti ha voluto mettere fine alla controversia riguardante l’assenza di Andrea Pucci, rivendicando la propria indipendenza decisionale e respingendo ogni ipotesi di pressioni esterne. Secondo quanto spiegato dal conduttore, la defezione del comico sarebbe legata a una scelta strettamente personale: il timore di affrontare un palco storicamente difficile e rischioso per la satira, preferendo evitare i rischi che in passato hanno segnato altri colleghi illustri.
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