Analizziamo i motivi dei tanti punti persi contro le squadre di medio bassa classifica
Il verdetto del campo dopo lo 0-0 contro il Parma è amaro: il Calcio Napoli si ritrova ora a sei punti dall’Inter. Non è solo il distacco a preoccupare, ma il contrasto stridente tra la qualità espressa negli scontri diretti e l’incapacità di graffiare contro le squadre di medio-bassa classifica.
Re negli scontri diretti, fragili con le “piccole”
Il girone d’andata del Calcio Napoli è un paradosso statistico. La squadra di Conte è stata la migliore nelle sfide d’alta quota, collezionando ben 18 punti negli scontri diretti. Eppure, mentre l’Inter fatica contro le grandi (non vince un big match da oltre un anno) ma schiaccia le piccole, il Calcio Napoli inciampa sistematicamente.
I punti persi contro Verona, Parma, Como, Udinese e Torino gridano vendetta. È qui che si sta scavando il solco in classifica: la differenza oggi non la fa chi vince lo scontro frontale, ma chi non sbaglia l’approccio contro chi si difende con dieci uomini dietro la linea della palla.
Il dilemma del gioco: meglio l’anno scorso o oggi?
C’è un dato che però va sottolineato con onestà: questo Calcio Napoli gioca meglio di quello dello scudetto. Sembra un’eresia, ma la manovra attuale è più ragionata, fluida e basata su un possesso palla di qualità superiore.
Tuttavia, i risultati sono peggiori. Perché?
- Mancanza di cattiveria: La bellezza della manovra si scontra con una scarsa lucidità sotto porta. Quando le difese sono chiuse, serve un giro palla fulmineo per scardinare le linee, cosa che spesso è mancata.
- Il fattore fortuna: Bisogna essere onesti, l’anno scorso ogni episodio girava a favore. Quest’anno, tra gol annullati per millimetri (Parma), eurogol subiti e decisioni VAR dubbie (Verona), la Dea Bendata sembra aver voltato le spalle ai partenopei.
- L’usura del calendario: Giocare ogni tre giorni prosciuga le energie mentali. Quella “lampadina psicologica” che permette di essere feroci non sempre si accende quando la stanchezza si fa sentire.
Le profezie di Conte: non è “pianto”, è realtà
Bisognerebbe ascoltare con più attenzione le parole di Antonio Conte. Quando il tecnico, dopo una striscia di vittorie, avvertiva sulle difficoltà di gestire infortuni e impegni ravvicinati, molti hanno parlato di “strategia del lamento”.
Invece, i fatti gli hanno dato ragione. Le sue dichiarazioni sono specchi della realtà: dalla “squadra morta” di Bologna (uno stimolo che ha poi portato ai risultati) fino ai timori attuali, Conte legge il momento prima degli altri. Se ha paura delle piccole, è perché conosce i limiti di tenuta psicologica del gruppo.
