“In Campania l’assestamento è finito da tempo. La Giunta eredita problemi noti che non possono essere trattati, dopo tanti giorni dalle elezioni, come scoperte dell’ultimo momento”, afferma l’imprenditore Enrico Ditto, Sviluppo, che poi cita lavoro e servizi ordinari come metro di giudizio della futura azione regionale.
NAPOLI – “Con l’insediamento della nuova Giunta regionale campana si chiude una fase formale e se ne apre una sostanziale. Da imprenditore e da cittadino fiero di una Campania piena di contraddizioni, e certo di interpretare la voce di tanti imprenditori e cittadini, posso solo augurarmi che i tempi che ci sono voluti per passare dall’azione ai fatti siano un unicum legato alla definizione di un equilibrio complesso”. Lo afferma Enrico Ditto, imprenditore campano e volto noto del settore dell’hospitality e della formazione, da sempre attento alle tematiche del lavoro e dello sviluppo imprenditoriale campano. “Affrontare i temi come un nuovo inizio, soprattutto dopo tutto il tempo che c’è voluto per iniziare, a mio parere è un errore. La politica deve sentirsi interprete di una continuità amministrativa che porta inevitabilmente con sé problemi stratificati e aspettative ormai mature. In un contesto segnato da ritardi strutturali e squilibri territoriali evidenti, la questione non riguarda la definizione delle priorità, ma la capacità di intervenire sull’ordinario senza ulteriori rinvii”, rincara.
Per Enrico Ditto il punto è il tempo. Non quello politico, ma quello reale dei cittadini e delle imprese, che da anni attendono risposte su lavoro stabile, servizi funzionanti e una gestione più equa del territorio. “In Campania l’assestamento è finito da tempo. Ogni nuova Giunta eredita problemi noti, che non possono essere trattati come scoperte dell’ultimo momento”, osserva Ditto, sottolineando come la credibilità istituzionale si misuri sulla rapidità e sulla concretezza delle decisioni.
Il lavoro resta, secondo Ditto, il primo banco di prova. “Non in termini di annunci o programmi, ma nella capacità di incidere sulla qualità dell’occupazione e sul legame tra formazione e fabbisogni reali del sistema produttivo. Allo stesso modo, i servizi pubblici essenziali rappresentano una linea di demarcazione chiara tra governo e amministrazione: trasporti, sanità territoriale e tempi amministrativi continuano a determinare una distanza marcata tra aree centrali e periferiche, tra territori visibili e territori che restano ai margini”, commenta.
“In assenza di un ordinario che funzioni, ogni racconto di sviluppo rischia di rimanere una narrazione”, aggiunge Ditto. “La Regione ha il compito di ridurre le disuguaglianze interne, non di gestirle come un dato inevitabile. È su questo che si misurerà la maturità dell’azione di governo”.
“L’insediamento della Giunta segna dunque un passaggio netto. Da questo momento, il confronto non potrà più basarsi sulle intenzioni, ma sugli effetti concreti delle scelte compiute, osservabili nei territori e nella vita quotidiana delle persone”. Il giudizio, per Ditto, non sarà politico ma “operativo, legato ai risultati prodotti e alla capacità di incidere su problemi che la Campania conosce da troppo tempo”.
