Ovazione e lunghi applausi per l’inaugurazione della Nuova Stagione Lirica e di Balletto 2025/2026 del Teatro San Carlo, con la Medea di Luigi Cherubini. Sul podio Riccardo Frizza, la regia affidata a Mario Martone.
Successo annunciato, ma non scontato, per questa Medea di Luigi Cherubini (1797), (in scena la versione italiana di Carlo Zangarini del 1909) opera raramente rappresentata e di certo poco nota al grande pubblico, se non per il celeberrimo mito che racconta il terribile dramma della protagonista, che la produzione del Teatro San Carlo ha abilmente scelto per inaugurare la sua nuova Stagione Lirica e di Balletto 2025/2026.

All’apertura del sipario, una bellissima scenografia di un castello in stile vittoriano, con tanto di giardino e cipressi, ci fa capire che “non” ci troviamo a Corinto, o meglio, non secondo l’idea valida e originale di un Mario Martone che, tuttavia, riesce a sfruttare gli ampi spazi del palcoscenico con abilità e gusto, rileggendo la celebre tragedia greca, tratta dall’omonimo lavoro di Corneille, ispirandosi, così come ha dichiarato esplicitamente lo stesso Martone, al celebre film “Melancholia” di Lars von Trier, raccogliendo unanimi consensi di pubblico e critica, forse divisi solo dalla scelta, opportuna o meno, di eliminare la cosiddetta “quarta parete” e trasferire parte dell’azione scenica direttamente dal palcoscenico alla platea stessa, nella scena dei doni nunziali avvelenati: una scelta certamente di notevole impatto emotivo per il numeroso e fortunato pubblico del Teatro San Carlo.

É su questo grande prato verde che tutti i personaggi danno vita all’intera vicenda, che parte dalle nozze di Glauce, un brava e affascinante Desirèe Giove, figlia del re di Corinto Creonte, possente voce affidata all’altrettanto bravo Giorgi Manoshvili, che andrà in sposa a Giasone, un ottimo e convincente Francesco Demuro, in perfetta sintonia con la voce più bella e impegnativa dell’intera opera, quella naturalmente di Medea, affidata a Sondra Radvanovsky, raffinato soprano statunitense, un ruolo che già aveva affrontato nel 2022 al Metropolitan in occasione della prima newyorchese. Quest’ultima, con grande abilità e con un’intensa performance, ci regala momenti di grande emozione con una recitazione intensa e spettacolare, nonostante una dizione non proprio perfetta, ma che le possiamo naturalmente perdonare. Bella anche l’incisiva e convincente prova di Anita Rachvelishvili, nel ruolo di Neris, ancella di Medea, che ha saputo districarsi egregiamente nello scoprire la terribile verità, nell’intenzione dell’ormai perduto senno di Medea.

La difficile e impegnativa partitura orchestrale di Luigi Cherubini, è stata affrontata con piglio deciso e lodevole dal direttore Riccardo Frizza, che forse avrebbe potuto “osare” di più, e magari primeggiare sull’intera produzione sancarliana, un primato che per questa inaugurazione è andata invece in un’altra direzione, non disdegnando però l’ottimo lavoro del direttore, dell’orchestra e del coro, preparato molto bene da Fabrizio Cassi. I lunghi e calorosi applausi che hanno sottolineato l’ottima riuscita della serata, hanno sancito il successo di una produzione sancarlina che fa ben sperare per il futuro “tranquillo” di questo teatro, il più bello e antico del mondo. Si replica mercoledì 10, sabato 13 e martedì 16 dicembre.
