lunedì, Luglio 15, 2024

Tangentopoli, 25 anni dopo non è mai finita!

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Tangentopoli è uno scandalo che investe l’Italia negli anni novanta. Si tratta di un sistema di corruzione e finanziamento illecito che coinvolge i vertici del mondo politico ed economico. Segna inoltre la scomparsa di due grandi partiti: la DC e il PSI.

di N. P. – Era il 17 febbraio del 1992 quando Mario Chiesa, all’epoca dei fatti presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano, venne colto in flagrante mentre incassava una ‘mazzetta’ di sette milioni di lire dall’imprenditore Luca Magni, che gestiva una piccola società di pulizie. Da quella mattina, che segnò l’inizio della stagione di tangentopoli e la fine della prima Repubblica, sembra passato un secolo, anche se a conti fatti sono passati solo 25 anni. Novemila e passa giomario chiesarni che non sono serviti a estirpare un diffuso malcostume che, nel 2016, ha regalato all’Italia il sessantesimo posto della speciale classifica che rileva il livello di percezione della corruzione mondiale (Corruption Perception Index). Nello scorrere i dati possiamo vedere che al Belpaese è andata peggio della Romania e della Malesia (rispettivamente posizionate al 57° e al 55° posto), e un po’ meglio del Senegal e del Ghana (che, rispettivamente, si collocano al 64° e al 70° posto della classifica). In fondo – ma giusto per consolarci – mance, bustarelle, creste e prebende varie, fanno da sempre parte dell’abito culturale dell’Italia. «La mancia – scriveva, quasi cent’anni fa, Giuseppe Prezzolini nel suo ‘Codice della vita italiana’ – è la più grande istituzione tacita d’Italia, dove gli usi contano più delle leggi, e le consuetudini più dei regolamenti. Per far procedere una pratica come per ottenere un vacorruzione_3830gone, per avere notizia di una sentenza, come per far scaricare un piroscafo, occorre sempre la mancia. Il modo di darla è variabile ed esige un noviziato non breve, una conoscenza della graduatoria sociale e dei sistemi in uso. Essa va dal volgare gruzzoletto posto nella mano dell’autorità da commuovere, e dalla bottiglia fatta stappare in onore dell’affare che si conclude, fino alla “bustarella”, in uso negli uffici di Roma ed ai contratti tariffati degli agenti ferroviari del settentrione, od al vezzo di perle per la signora e la compartecipazione ad un’emissione di azioni per il grosso affarista o giornalista».

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