Arrestato braccio destro di Zagaria: creava false identità al boss

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Catturato il fiancheggiatore del boss Zagaria. Dai verbali depositati emerge anche il Giallo” sui lingotti d’oro del boss in latitanza.

La Squadra Mobile di Caserta ha arrestato su ordine del Gip del Tribunale di Napoli il 61enne Nicola Russo, accusato di aver aiutato il boss dei Casalesi Michele Zagaria durante la latitanza. Russo risponde di associazione cameristica. Secondo i pentiti, Russo era colui che creava false identità al capo clan, durante la latitanza. Michele Zagaria fu condannato all’ergastolo per l’omicidio di Ciro Nuvoletta. La rottura dell’alleanza tra casalesi e Nuvoletta determinò, di fatto, l’ascesa al potere del clan di Bardellino, di cui faceva parte Michele Zagaria, successivamente salito ai vertici dell’organizzazione. Zagaria fu arrestato nel dicembre del 2011, dopo una lunghissima latitanza, in un bunker a Casapesenna. Attualmente è nel carcere di massima sicurezza di Opera, in provincia di Milano, in regime di 41 bis. Decisive le indagini condotte dalla squadra mobile di Caserta, sotto la guida del primo dirigente Filippo Portoghese, accertamenti in corso anche per verificare possibili incontri avvenuti tra Zagaria e l’ex latitante storico Antonio Iovine in un paesino della Francia. Non solo. Dai verbali depositati emerge il mistero che avrebbe avvolto una delle operazioni di polizia più brillanti degli ultimi decenni, la cattura del «capo dei capi» del clan dei Casalesi.  Si legge di Anna Aversano, un tempo sposata con Generoso Restina che, in casa sua, nascose per l’appunto il boss in fuga per diverso tempo, parla di «lingotti d’oro e 100mila euro in contanti» che il capoclan portava con sé «in tutti i nascondigli». Soldi e oro che, all’atto del sequestro, non furono ritrovati. Della vicenda, la donna e il marito sostengono di aver parlato con il poliziotto Oscar Vesevo, il quale li aveva avvicinati per far sì che aiutassero la polizia a catturare Zagaria. Scoppia ora il mistero dei lingotti che il boss sembra portasse con sé mentre si spostava da un covo all’altro facendosi beffe della polizia e dei carabinieri. Un «tesoro» “sparito” per magia dal quale non si separava mai e che «teneva chiuso dentro una scatoletta di legno». Dove sarà finito?

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