Caso trapianto al Monaldi: il Bambino Gesù ritiene il bimbo non più operabile, ma l’ospedale di Napoli insiste. Sei indagati per lesioni colpose dopo la denuncia dei genitori.
Il drammatico caso del bambino di 27 mesi, sottoposto a un trapianto di cuore con un organo che sarebbe risultato compromesso, si arricchisce di un capitolo doloroso e controverso. Al centro della disputa c’è ora il giudizio clinico sulle reali possibilità di recupero del minore e la gestione dei prossimi, delicatissimi, passaggi chirurgici presso l’ospedale Monaldi di Napoli.
Il responso romano e il conflitto tra equipe
La famiglia del piccolo ha richiesto una consulenza esterna agli specialisti dell’ospedale Bambino Gesù di Roma per valutare la fattibilità di un secondo intervento. Secondo quanto riportato dall’agenzia Adnkronos, l’esito di tale consultazione sarebbe drasticamente negativo: per i medici della capitale, il bambino non presenterebbe più le condizioni cliniche necessarie per affrontare un nuovo trapianto.
Questa posizione si scontra frontalmente con quella dei sanitari napoletani. Il chirurgo che ha eseguito il primo intervento sostiene infatti che il paziente possa ancora ricevere un nuovo organo e, pertanto, lo ha mantenuto nella lista d’attesa ufficiale. Una discrepanza che ha spinto il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi, a esprimere forti perplessità, soprattutto in merito alla decisione del nosocomio di affidare un eventuale secondo tentativo proprio allo stesso medico coinvolto nella prima operazione.
L’inchiesta si allarga: sei i nomi nel registro degli indagati
Mentre la battaglia clinica prosegue, la Procura di Napoli stringe il cerchio sulle responsabilità. Attualmente sono sei i professionisti iscritti nel registro degli indagati, con l’ipotesi di reato di lesioni colpose. Il gruppo comprende l’intera filiera operativa: dai medici che hanno curato l’espianto a Bolzano il 23 dicembre scorso, fino all’equipe che ha ultimato il trapianto a Napoli.
I carabinieri del Nas, delegati alle indagini, stanno cercando di ricostruire la catena di eventi che ha portato all’utilizzo di quello che è stato definito un “cuore bruciato”. L’avvocato di parte civile ha annunciato l’intenzione di integrare la querela già depositata, definendo la gestione attuale della vicenda come “estremamente anomala”, specialmente alla luce del rifiuto del Bambino Gesù di supportare attivamente l’intervento in queste condizioni.
