Epatite A a Napoli: i Nas setacciano ristoranti, pescherie e mercatini

I controlli dei carabinieri coordinati dal comandante Cisternino riguardano la filiera dei frutti di mare tra Napoli e provincia dopo l’emergenza Epatite A. I produttori: “Siamo controllati, il problema è l’abusivismo, stimato al 25%”

Ristoranti, pescherie e mercatini con vendita di prodotti privi di tracciabilità: sono questi i principali obiettivi dei controlli scattati nei giorni scorsi da parte del Nas di Napoli, coordinati dal comandante Alessandro Cisternino, in risposta all’aumento dei casi di epatite A e dei ricoveri registrati all’ospedale Cotugno. Le ispezioni, precedute da una mappatura capillare del territorio, si concentrano sui punti di distribuzione di frutti di mare e sushi tra Napoli e provincia e sono state concordate con l’unità operativa di prevenzione e sanità pubblica veterinaria della Regione Campania. I campioni prelevati saranno sottoposti ad analisi presso l’Istituto Zooprofilattico di Portici.

L’ordinanza di Manfredi e il contesto dell’emergenza

Le ispezioni si inseriscono nel quadro dell’emergenza sanitaria che ha spinto il sindaco Gaetano Manfredi a firmare un’ordinanza con cui si vieta il consumo di frutti di mare crudi nei locali pubblici. I casi di epatite A in città continuano ad aumentare, con una diffusione del virus che secondo l’ASL Napoli 1 Centro risulta quarantuno volte superiore alla media dell’ultimo triennio.

La filiera legale: duemila quintali l’anno, 80 addetti

Il Consorzio per la produzione di molluschi in Campania opera con campi di allevamento che si estendono da Castellammare di Stabia a Castel Volturno, con una produzione di circa duemila quintali l’anno e 80 addetti diretti, senza contare l’indotto e la commercializzazione al dettaglio. La produzione complessiva del settore si attesterebbe intorno ai cinquemila quintali. I picchi di consumo si registrano nel periodo natalizio e durante le festività pasquali — quando per tradizione il giovedì santo si consuma la zuppa di cozze — con quote significative di prodotto proveniente da altre regioni italiane e dall’estero.

I produttori: “Noi siamo controllati, il problema è l’abusivismo”

Giuseppe Ambrosio, presidente di Asso Mitili, difende la filiera legale e punta il dito sull’abusivismo: «Le nostre strutture sono costantemente controllate dalle ASL competenti e tutto il prodotto è cartellonato: la filiera è tracciata dal luogo di coltivazione a quello di depurazione». Secondo una stima dell’associazione, il mercato abusivo rappresenterebbe circa il 25% del totale: «Noi siamo controllati. Gli abusivi un giorno sono in un luogo, il successivo non ci sono più». I produttori legali stanno già valutando di inserire sui propri cartelli un invito esplicito a consumare il prodotto cotto, pur temendo un calo generalizzato dei consumi. Ambrosio suggerisce inoltre di approfondire le condizioni di salute del mare a fine gennaio, tenendo conto dei tempi di incubazione del virus.

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