Champions: calcio italiano REAL…mente inferiore

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Champions: calcio italiano REAL…mente inferiore

La pesante sconfitta della Juventus in Champions riapre il dibattito sulla competitività del calcio italiano. Troppo avanti come fatturati ed organizzazione le squadre spagnole ed inglesi per poter competere

La sforbiciata di Cristiano Ronaldo non è solo una bella immagine da regalare agli esteti del calcio o ai bimbi che si avvicinano al mondo del pallone ma è l’emblema della differenza tra il calcio italiano ed il calcio europeo di alto livello, la Champions appunto.

Prendiamo ad esempio proprio la Juventus in quanto è l’unica squadra che può avvicinarsi ai grandi team europei. Nonostante la crescita del fatturato e lo stadio di proprietà, la distanza con le big sembra incolmabile.

Ieri per gioco, fisicità e individualità, il Real è sembrato anni luce avanti ribadendo una superiorità già espressa nella finale di Cardiff. Non solo Ronaldo: la fisicità di Casemiro a Varane, la tecnica di Modric, Kroos e Marcelo, hanno umiliato non solo i bianconeri ma l’intero movimento calcistico italiano di cui, appunto, la Juventus è portabandiera.

C’è bisogno di una inversione di rotta: inserire giovani italiani nelle rose della serie A semmai “rubando” proprio la strategia spagnola che permette alle seconde squadre (le nostre “primavera”) di partecipare al campionato di serie B e, quindi, in grado di avere quell’esperienza necessario al grande salto nelle squadre maggiori.

Sono anni che l’Italia non è competitiva in Champions ed in Europa.

Ora, addirittura, la nazionale non si è qualificata ai mondiali: il declino è evidente ma sembra che a nessuno interessi. Tutti bloccati sui risultati di un mediocre campionato nazionale che vede vincere da sei anni la stessa squadra; campionato umiliato da stadi fatiscenti  le cui ristrutturazioni o più prevedibilmente, la creazione di nuovi, non viene minimamente presa in considerazione da una politica ancora più disastrosa del calcio stesso e lontana da una Europa che viaggia ad altre velocità.

Le società di calcio, che  non sono neppure in grado di eleggere un Presidente della Lega, sono lontane da qualsiasi filosofia di cambiamento strutturale. Il solo Aurelio De Laurentiis sembra in grado di avere idee nuove dalla diminuzione delle squadre, alla quasi eliminazione delle retrocessioni, alla proposta (appunto) di un campionato primavera inglobato nelle serie inferiori.

Così alla Juventus basta vincere il campionato per sentirsi appagata; al Napoli basta mantenere il bilancio in attivo ed in ordine e mostrare un bel gioco nel tetro palcoscenico della serie A mentre le milanesi rincorrono da anni una identità che se non sarà legata alla modernità, non verrà mai fuori.

Nessuno si impegna a neppure a cercare i soldi delle televisioni mondiali: il gioco della Juventus dovrebbe essere spumeggiante, bello da vedere per invogliare appunto ad investire sulla serie A ed invece si pensa alla difesa, a fermare l’avversario prima ancora che ad imporre il proprio gioco.

È vero! È sempre stata questa la caratteristica del calcio italiano ma i tempi sono cambiati e la nostra mentalità è stata superata. Non bastano due finali giocate (e perse) per giustificare un gioco così privo di bellezza estetica: bisognerebbe guardare ed ispirarsi ad un passato neppure tanto lontano quando il Milan di Sacchi dominava l’Europa col gioco ed imponendo la propria superiorità a dispetto di qualsiasi tattica avversaria.

Bisogna avere il coraggio di cambiare altrimenti resteremo a vedere le sforbiciate degli avversari con un’ unica cosa da fare: applaudirle…