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Casapesenna, sindaco contro don Michele Barone: “Costrinse amante ad abortire”

Cronaca di Caserta: Marcello De Rosa lancia una pesante accusa a don Michele Barone.

Tra una settimana prenderà il via il dibattimento che ha per imputato don Michele Barone, il prete esorcista di Casapesenna. Il sindaco della città casertana, Marcello De Rosa, si scaglia contro il sacerdote. E salirà sul banco dei testimoni, per ripetere un’accusa gravissima: aver costretto una ragazza ad abortire. Come riporta “Il Mattino”, in questi mesi a don Michele Barone sono stati attribuiti almeno due flirt che, nonostante l’abito talare, avrebbe intrecciato con due giovani compaesane. Una delle due storie, secondo l’ordinanza del gip che lo ha arrestato, era in corso quando è scoppiato lo scandalo. L’altra risale a diversi anni fa e ne parlano due persone: il sindaco De Rosa e il pentito Michele Barone (cugino del prete, ex affiliato ai Casalesi finito in galera proprio dopo essere stato denunciato dal primo cittadino di Casapesenna che, per quei fatti, vive sotto scorta).

In un interrogatorio del marzo scorso, il sindaco De Rosa racconta l’episodio dell’aborto:Una decina di anni fa, don Barone fu allontanato da Casapesenna per via di uno scandalo che lo vide coinvolto – dice il primo cittadino – ebbe infatti una relazione con una ragazza del posto e lei rimase incinta. Fu poi costretta ad abortire contro la sua volontà”. Secondo De Rosa, per costringere la ragazza a rinunciare al bambino “intervennero alcuni esponenti del clan Zagaria, ai quali si rivolse don Michele Barone, che trascorse i successivi cinque anni in “esilio” a Roma e fu poi reintegrato alla Piccola Casetta di Nazareth”.

Il sindaco dichiara di non conoscere il nome della ragazza, ma tra i testimoni c’è una trentenne di Casapesenna che sostiene di avere avuto una lunga relazione con Barone. La giovane non parla di aborti, ma si tratta della stessa ragazza che ha dichiarato, qualche mese fa, di essere stata obbligata a interrompere la relazione con Barone “dopo che i parenti camorristi del sacerdote si presentarono dai miei genitori e riferirono loro che, se non avessimo troncato, ci sarebbero state conseguenze gravi”.

Don Michele Barone, la testimonianza del pentito

Ad oggi, si ha notizia di un solo parente camorrista del prete, e si tratta del suo omonimo, Michele Barone, oggi collaboratore di giustizia. La sua versione è diversa da quella del sindaco ma anche dal racconto della ragazza, visto che il pentito racconta che l’intervento “riparatore” ebbe per vittima soltanto il prete, non la famiglia della giovane: “Mio cugino perse la testa per una ragazza e suo padre venne da me e mi chiese di mettere le cose a posto. Quindi andammo da lui io e un’altra persona e lo picchiammo affinché scegliesse che vita fare: se andare con le donne o fare il prete. Ricordo che gli demmo sette o otto schiaffi, finse di cambiare vita ma poi continuò come prima”.

Articolo pubblicato il: 13 Giugno 2018 11:21

Luigi Maria Mormone

Luigi Maria Mormone, cura la pagina di cronaca su Napoli e provincia, attualità e sport (pallanuoto, basket, volley, calcio femminile ecc.), laureato in Filologia Moderna, giornalista.