Alla Pizzeria Impasto, con rigore e sensibilità, la pizza più iconica recupera il suo autentico valore.
Si racconta, come è noto, della visita della regina Margherita di Savoia nel 1889, del suo desiderio di semplicità e dell’intuizione di un pizzaiolo capace di tradurre il tricolore in un disco fragrante di pasta, pomodoro, mozzarella e basilico. Eppure, al di là del fascino di questa narrazione, la storia suggerisce altro: quegli ingredienti, così poveri e così nobili, erano già patrimonio della tradizione partenopea ben prima dell’Unità d’Italia. La Margherita, dunque, più che invenzione, appare come rivelazione.
E forse è proprio questo il segreto della sua eternità: non essere mai nata davvero in un solo momento, ma essersi costruita nel tempo, nel sapere collettivo di una città.
È in questa prospettiva che tra Santa Maria Capua Vetere e Aversa, la Pizzeria Impasto di Salvatore Cozzolino si inserisce con sorprendente coerenza. Qui la Margherita non è un esercizio di stile né un omaggio retorico al passato, ma un atto consapevole, quasi filologico. Cozzolino lavora sull’impasto con rigore quasi scientifico, studiando maturazioni e idratazioni, scegliendo un blend di farine Polselli capace di restituire leggerezza e struttura in perfetto equilibrio.
Al morso, la sua Margherita racconta una storia antica con voce limpida: il pomodoro del Vesuvio porta con sé la memoria della terra vulcanica, il fior di latte di Agerola o la mozzarella di bufala Dop donano cremosità e profondità, mentre il basilico e l’olio extravergine selezionato chiudono il cerchio con discreta eleganza.
Non c’è eccesso, non c’è ricerca dell’effetto. C’è, piuttosto, una misura che sa di mestiere e di rispetto. In un tempo in cui la pizza rischia di smarrirsi tra sperimentazioni e derive estetiche, quella di Cozzolino riporta al centro il senso originario del gesto: nutrire, raccontare, emozionare.
E così, tra leggenda e verità, la Margherita di Impasto si fa testimone di una continuità rara. Non importa, allora, se la regina l’abbia davvero assaggiata o meno. Ciò che conta è che, ancora oggi, in quel disco semplice e perfetto, Napoli continui a riconoscersi.
